Finalmente a Reggio Calabria qualcosa si muove. Le considerazioni del Presidente Aloisio

E pur si muove!
No, non si tratta della Terra citata nella celebre frase attribuita a Galileo bensì di Reggio, o meglio di una parte di quella intellighenzia reggina a lungo silente che, negli ultimi giorni, è tornata a farsi sentire.

Ho letto con attenzione e soddisfazione gli ultimi interventi di alcune personalità in vista della nostra comunità, tra tutte il Presidente della Camera di Commercio Ninni Tramontana e il dottor Eduardo Lamberti Castronuovo. Due imprenditori di successo che stimo e ho il piacere di conoscere personalmente. Due persone che continuano a investire il proprio tempo, ognuno per i ruoli che ha ricoperto o che ricopre, per lo sviluppo della città in maniera pressoché volontaristica, senza nulla guadagnare e nulla pretendere.

In un contesto apatico e rassegnato come quello degli ultimi anni vedere che, finalmente, dopo tanto tempo qualcuno “ci mette la faccia” pubblicamente parlando di futuro, programmazione, visione, è un sollievo e una speranza.

Sono sempre stato convinto che solo le tante intelligenze presenti a Reggio, imprenditori, professionisti, semplici cittadini possano, mettendo insieme le loro competenze, cambiare concretamente le cose invertendo quel trend negativo che ci sta risucchiando in un vortice sempre più fosco e periglioso.

Voglio però essere molto chiaro: con questo intervento non intendo entrare nel merito di alcuna diatriba o strumentalizzazione politica perché non credo sia utile, in un momento così difficile per l’area metropolitana, creare contrapposizioni che corrono il rischio di trasformarsi in sterili polemiche senza costrutto. Qui non si tratta di essere pro o contro qualcuno ma di operare per raggiungere un chiaro obiettivo: quello della crescita di un territorio dalle innumerevoli potenzialità che aspettano solo di essere valorizzate. Anche su questo punto, quindi, credo sia giunta l’ora di modificare approccio e mentalità.

Il bene comune lo si raggiunge impegnandosi, costruendo, coinvolgendo. Ed è per tale motivo che ho particolarmente apprezzato un concetto espresso e ribadito da tutti i protagonisti del dibattito cittadino che si è aperto con i recenti interventi pubblici. Un concetto forte, positivo, la “stella polare” da seguire per lo sviluppo della nostra terra che deve partire da subito e non può attendere eventuali elezioni al di là da venire o partite politiche e personali che vengono giocate sulla pelle dei reggini seguendo vecchie e logore logiche spartitorie e di potere. Mi riferisco al fare squadra, fare gruppo, mettersi insieme a lavorare per la nostra comunità creando progettualità, strategie, proposte atte a risolvere le innumerevoli criticità che siamo chiamati ad affrontare in un continuo e, francamente, ormai intollerabile stato di emergenza.

Non c’è da aspettare alcun intervento salvifico. Solo noi possiamo determinare il nostro futuro e, finalmente, sembra che inizino a palesarsi le condizioni perché ciò accada.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Reggio Calabria per l’ennesimo anno agli ultimi posti per qualità della vita

Ultima per Avvenire nella ricerca presentata in collaborazione con la Scuola di Economia Civile, al 95° posto nello studio realizzato da Italia Oggi con l’Università La Sapienza e al 101° nel più recente rapporto del Sole 24 ore.

Quest’anno, come lo scorso e l’altro ancora, sin da quando ho memoria, Reggio Calabria brilla in negativo in tutte le classifiche che analizzano la qualità della vita valutando diversi parametri: ricchezza, infrastrutture, servizi, sicurezza, opportunità lavorative, ambiente, cultura e innumerevoli altre categorie che caratterizzano, appunto, la qualità della vita di una comunità.

Le difficoltà che emergono da queste analisi non sono solo di Reggio, ovviamente, ma della Calabria, regione fanalino di coda in pressoché la totalità delle graduatorie e, più in generale, del Meridione che si trova da sempre escluso dalle prime venti o trenta posizioni.

Il problema a mio avviso, quindi, non è nell’accuratezza di tali studi che può tranquillamente essere messa in discussione se ci si sofferma a considerare la posizione dell’uno o dell’altro territorio, ma in ciò che i dati contenuti in essi ci consegnano in termini tendenziali.

L’Italia è sempre più divisa, il gap tra Nord e Sud lungi dal ridursi, si amplia creando, di fatto, le condizioni perché coesistano cittadini di serie A e di serie B con gli stessi doveri ma differenti diritti.

Questo scenario, indegno per una società che ama definirsi civile, ha nella sua genesi diverse motivazioni, esogene, endogene, antropologiche, culturali e storiche che, sicuramente, non possono essere banalizzate da sintesi spesso viziate da preconcetti, strumentalizzazioni o sterili piagnistei che tendono a nascondere l’abbondante polvere che produciamo sotto il tappeto.

Come collettività, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità che sono tante e pesanti, ad iniziare dal lassismo, dalla rassegnazione, dall’inazione, dal non voler metterci la faccia “sporcandosi le mani” e agendo in prima persona nel tentativo di cambiare le cose.

Troppo spesso ci limitiamo a lagnarci senza nulla fare, non avendo neanche la capacità di esprimere una classe dirigente minimamente adeguata non tanto e non solo a governare i processi ma anche e soprattutto a tutelarci lì dove si prendono le decisioni.

Come spiegare altrimenti la vergogna di un federalismo che contribuisce, anno dopo anno, a rendere ricchi i più ricchi e poveri i più poveri. Che avrebbe dovuto essere cooperativo divenendo invece competitivo, generando così aberrazioni come quella della “spesa storica” che ancora oggi, al di là delle belle enunciazioni, continua a far sì che si dia di più a coloro che hanno già molto e di meno a chi non ha nulla?

Com’è potuta passare una modifica costituzionale di tale portata senza che i nostri rappresentanti in parlamento si opponessero strenuamente, facendo fronte comune superando le distinzioni di appartenenza politica e indossando unicamente la maglietta di un Mezzogiorno bistrattato e umiliato?

Ed ora si giocherà la partita del Regionalismo Differenziato, un’altra perversione normativa che, ove venisse messa in atto, darebbe il definitivo colpo di grazia ai territori meridionali.

Non possiamo continuare con il refrain trito e ritrito di “piove governo ladro”. Non possiamo neanche aspettare che venga qualcuno a salvarci. Dobbiamo impegnarci tutti, in prima persona, per la crescita della nostra terra mettendo competenze e capacità al suo servizio, dandoci da fare per diventare gli unici artefici del nostro destino.

Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere una comunità, fieri di considerarci reggini, calabresi, meridionali. Perché non siamo secondi a nessuno anche se da secoli tentano di farcelo credere.

Altrimenti niente cambierà, anzi, la situazione peggiorerà ulteriormente e continueremo a leggere classifiche e studi che certificheranno la distanza sempre più ampia tra due Italie una delle quali, stante così le cose, non avrà più la forza e la capacità di risalire la china.

PEPOTTO. Dal 4 al 6 novembre il peperoncino incontra il bergamotto. IL PROGRAMMA

Pepotto è un evento di street food organizzato da Confesercenti Reggio Calabria nell’ambito di Epicure’, manifestazione promossa dalla Camera di Commercio di Reggio Calabria, che vuole valorizzare due prodotti tipici e identitari del territorio reggino: il bergamotto e il peperoncino. Al contempo vuole dare spazio alla creatività di coloro che lavorano nel settore della ristorazione i quali hanno creato per l’occasione dei menù che hanno questi due ingredienti come protagonisti. Inoltre ogni giorno sono previsti incontri di approfondimento su questi straordinari prodotti e sull’importanza del settore agroalimentare nella caratterizzazione e valorizzazione del territorio metropolitano reggino

Apertura villaggio Street Food dal 4 al 9 novembre ore 19:30/24:00 – L’ingresso al villaggio è gratuito.
Per gustare le specialità proposte si dovranno acquistare i gettoni alla cassa.

I Menù


BART

Panino
Ciabatta con spada arrosto, pomodoro strofinato, olive pianote, capperi, salmoriglio (mentuccia, aglio e peperoncino)

Pizza
Patate silane, caciocavallo di Ciminà e nduja


Arancino
spada, zafferano di Motta San Giovanni e bergamotto di Reggio Calabria


Boris
Vodka bergamotto e granita limone


Cocktails


BODEGUITA

Pablito
panpizza con chili e peperoncino calabrese


Sapori di Reggio
panpizza con caponata di pesce spada e bergamotto di Reggio Calabria


LA BOTTEGA DEI SAPORI

Panino Casereccio
capicollo piccante, pecorino piccante, olive schiacciate o melanzane sott’olio


Panino Bergamortadella
mortadella di maiale nero d’Aspromonte al bergamotto di Reggio Calabria, formaggio vaccino stracchinato, miele al bergamotto di Reggio Calabria


Panino ca’ Parmigiana


PIRO BISTROT

Piro Baozi Pork
panino al vapore di grano jurmano ripieno di frittole di maialino nero, finocchio, salsa barbecue alla ‘nduja


Tacos
con salsa verde, burrata, alici e bergamotto di Reggio Calabria


ZIO FEDELE

Arancino Calabrese
alla ‘nduja


Calabria With Love
drink a base di sciroppo home made al peperoncino e bergamotto di Reggio Calabria e gin


LA CANTINA DI ZUCO

Insalatina di Stocco
con patate aspromontane e cipolle di Tropea al profumo di bergamotto di Reggio Calabria


Panuzzo di grano tenero
con trippa di vitello al peperoncino di Calabria


Risotto
allo zafferano di Motta San Giovanni e bergamotto di Reggio Calabria


CONPAIT CALABRIA

Sapori di Reggio Calabria
crema al bergamotto di Reggio Calabria con crumble agli agrumi


Sorbetto Reggino
bergamotto di Reggio Calabria, arancia belladonna, zenzero e peperoncino


Le Bibite


PORTO AMPHISYA

Acqua
Bibite Analcoliche
Amaro Digestivo
Birra alla Spina 0,4 lt


I Vini


I vini saranno proposti dalle seguenti aziende:

– Altomonte
– Antonella Lombardo
– Azienda Agricola Ceramida
– Barone Macrì
– Cantine Caccamo
– Coop. Agricostaviola
– Feudo Gagliardi
– Nesci
– Tenuta Regina di Sant’Angelo

I Convegni


4 novembre 19:30 – 20:30

“Un peperoncino per amico” in collaborazione con Accademia Italiana del Peperoncino

Intervengono
Ninni TramontanaPresidente Camera Commercio Reggio Calabria
Sergio RibeccoPresidente Accademia del Peperoncino Delegazione Pellaro
Angelo LatellaSegretario Accademia del Peperoncino Delegazione Pellaro
Antonino AlampiAccademico e referente Fiepet Confesercenti
Claudio AloisioPresidente Confesercenti Reggio Calabria

Modera
Raffaele Mortelliti Direttore Strill.it


5 novembre 19:30 – 20:30

“Bergamotto di Reggio Calabria: da coltura industriale a superfood.”

Intervengono
Ninni TramontanaPresidente Camera Commercio Reggio Calabria
Filippo ArillottaRicercatore e storico
Davide De StefanoResponsabile nazionale Conpait Gelato
Marco PoianaRappresentante Stazione Sperimentale delle Essenze
Claudio AloisioPresidente Confesercenti Reggio Calabria

Modera
Raffaele MortellitiDirettore Strill.it


6 novembre 19:30 – 20:30

“L’importanza strategica dei prodotti agroalimentari identitari per la valorizzazione del territorio.”

Intervengono
Ninni TramontanaPresidente Camera Commercio Reggio Calabria
Daniele CastrizioProfessore ordinario Università di Messina
Alberta NesciResponsabile Azienda Nesci
Irene CalabròAssessore Finanze, Cultura e Turismo
Claudio AloisioPresidente Confesercenti Reggio Calabria

Modera
Raffaele MortellitiDirettore Strill.it

 

Continua la campagna di ascolto di Confesercenti Reggio Calabria

Spopolamento della città, cali di fatturato, aumento delle spese per la gestione dell’attività e l’acquisto dei prodotti, costi tributari insostenibili a fronte di servizi inefficienti, incertezza per il futuro che impedisce qualsiasi possibile programmazione ma anche una totale mancanza di assistenza ai turisti per quanto riguarda l’incoming alla quale gli esercenti tentano di sopperire sostituendosi con buona volontà ma senza alcun strumento a supporto, ai punti informativi evidentemente insufficienti.

Queste le maggiori criticità riscontrate durante la “passeggiata” nel centro storico cittadino dalla delegazione di Confesercenti Reggio Calabria che ha voluto incontrare gli imprenditori direttamente presso le loro attività nell’ambito della campagna di ascolto avviata la scorsa settimana.

Problematiche che disegnano un quadro preoccupante che va ben oltre la pur gravissima crisi innescata dal caro bollette. Deficit strutturali, acuiti dalle emergenze che tutti conosciamo, che hanno bisogno di risposte immediate, concrete e mirate.

“Abbiamo rilevato innanzitutto la voglia di non arrendersi degli imprenditori – dichiara il presidente Aloisio alla guida della delegazione formata dal vicepresidente Giuseppe Praticò, dal direttore Franco Rogolino, dal presidente della Fiepet Gianfranco Laganà e dal coordinatore della Faib Leandro Fisani – i quali, pur dovendosi scontrare con difficoltà quasi insormontabili continuano ad operare pensando al futuro e senza volersi piangere addosso.

È emersa anche una necessità espressa da tutti coloro che abbiamo incontrato: quella di fare rete, di mettersi insieme per trovare sinergie e risorse così da migliorare le performance delle proprie attività valorizzando al contempo gli spazi pubblici dove operano.

Proprio per far fronte a questa necessità, imprescindibile per i negozi di vicinato che vogliono continuare a rimanere competitivi in un mercato che subisce continue trasformazioni senza però snaturare il loro ruolo commerciale e sociale, come Confesercenti Reggio Calabria, in perfetta assonanza con gli organismi regionali, stiamo elaborando un progetto che prevede la creazione dei DUC, i Distretti Urbani del Commercio, che presenteremo agli Enti Intermedi: Comuni, Città Metropolitana e Regione perché, come in altri territori economicamente ben più sviluppati di noi, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Puglia solo per citarne alcuni, si emanino norme che li riconoscano e li supportino.

Riteniamo anche indispensabile – continua Aloisio – nell’ottica dello sviluppo turistico come concreto volano di sviluppo, la creazione di una DMO, (Destination Management Organization), un organismo pubblico/privato che ha come obiettivo la gestione coordinata di tutti gli elementi che costituiscono una destinazione turistica così da creare le condizioni per una corretta ed efficace gestione non solo della promozione ma anche del coordinamento dei flussi turistici, della rete degli operatori economici e delle risorse naturalistiche, artistiche e culturali, puntando alla valorizzazione delle peculiarità che caratterizzano il nostro territorio e lo rendono appetibile nel contesto di quella che oggi è la tendenza del mercato turistico internazionale: il turismo esperenziale.”

Un’iniziativa proficua quindi, un altro tassello che si aggiunge alla campagna di ascolto fortemente voluta dai vertici di Confesercenti Reggio Calabria che, pur confermando la drammaticità del momento e la necessità di interventi immediati che possano fornire maggiore tranquillità e ulteriori certezze, mette le basi per operare pensando al futuro e allo sviluppo di un territorio dalle immense potenzialità ancora inespresse.

Caro bollette, la preoccupazione delle imprese reggine: Dove prendiamo i soldi?

Telefonate, messaggi, incontri. In questi ultimi giorni si susseguono frenetici i confronti con gli operatori economici reggini tutti dello stesso tenore, venati di angoscia, preoccupazione, paura: “mi è arrivata una bolletta di 12.000 euro, lo stesso periodo dello scorso anno ne pagavo 3.500. Dove prendo i soldi? Il mio fornitore non accetta rateazioni, o pago subito o mi staccheranno la luce”
“Mi è arrivata un’intimazione di pagamento a cinque giorni da agenzia entrate e riscossione che non ho potuto pagare. Mi hanno pignorato il conto. Adesso come potrò lavorare, pagare le bollette, i fornitori, i dipendenti?”

Sono solo due esempi di ciò che io e il gruppo dirigente di Confesercenti Reggio Calabria sentiamo giornalmente. Vere e proprie tragedie che accadono ora, sotto i nostri occhi, alle quali non possiamo neanche dare risposte risolutive.

Il caro bollette, le cartelle esattoriali, i rimborsi dei prestiti richiesti durante la pandemia, l’aumento delle materie prime e i cali di fatturato dovuti alla crisi e al minor potere d’acquisto, sono alla base di una strage silenziosa ma non per questo meno terribile.

Migliaia di aziende, non nei prossimi mesi ma nei prossimi giorni, rischiano di chiudere per sempre. Imprese sane, che lavorano, ma non sono più in grado di far fronte allo tsunami prodotto dal combinato disposto di questa serie infinita di eventi avversi.

E come se non bastasse a Reggio si aggiungono le intimazioni di pagamento della Hermes contenenti la minaccia di pignoramenti se non si procede al saldo del dovuto.

Nulla quaestio sulla legittimità di tali richieste ma sicuramente ci lascia fortemente perplessi e contrariati l’inopportunità dei tempi e dei modi.

Senza voler ribadire che a fronte di costi altissimi vengono erogati servizi a dir poco scadenti, riteniamo non basti affermare pubblicamente di voler essere vicini alle imprese in questo difficilissimo momento senza dar seguito a comportamenti consequenziali, e non ci sembra proprio che questo lo sia.

Una situazione drammatica, quindi, che pur con le dovute differenze riguarda tutti i settori economici dell’area metropolitana ormai allo stremo.

Ecco perché abbiamo deciso, proseguendo la campagna d’ascolto iniziata con la riunione della settimana scorsa, di sentire gli imprenditori reggini incontrandoli sulla “strada” presso le loro attività.

Giovedì 20 ottobre, insieme ad alcuni dirigenti dell’associazione saremo nel centro storico, prima tappa di un tour che ci porterà in tutta la provincia, per entrare nei negozi e ascoltare.

Prenderemo nota dei suggerimenti, delle problematiche, delle richieste di tutti coloro che con coraggio e abnegazione ogni mattina aprono la saracinesca continuando tra mille difficoltà a lavorare e dare lavoro essendo il motore pulsante del nostro territorio. Un motore da sempre precario e acciaccato, che da decenni avrebbe bisogno di una messa a punto per essere potenziato e reso competitivo, ma che ora rischia di fermarsi definitivamente per mancanza di carburante.

Solo una chiara strategia nazionale ed europea potrà invertire questa tendenza che ci sta portando dritti verso una catastrofe di proporzioni inimmaginabili ma dovrà essere concreta, incisiva e, soprattutto, immediata. Perché il tempo è veramente finito.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Ventunomila euro in più da pagare in un mese. La follia degli aumenti energetici

Oggi un nostro associato, titolare di due importanti locali in città, mi ha inviato la bolletta di agosto.

28.376,90 €. Questo l’importo che dovrà pagare a fronte di un costo che lo scorso anno era di circa 7.000 €.

Quattro volte tanto quindi, 21.000 € in più che vanno a sommarsi agli aumenti generalizzati di tutte le materie prime e ad una contrazione dei consumi.

21.000 € in un mese che vengono scippati all’economia reale e al nostro territorio per finire nelle tasche delle aziende energetiche che continuano a macinare utili record.

21.000 € che equivalgono al costo lordo mensile di 7 dipendenti.

21.000 € in più che, probabilmente, impediranno all’imprenditore di far fronte a parte dei suoi obblighi fiscali, di investire nella propria attività, di redistribuire questa somma nell’economia del territorio.

21.000 € che possono significare la vita o la morte di un’azienda sana, che lavora ma che non può ribaltare aumenti di questa portata sui prezzi di vendita altrimenti andrebbe fuori mercato.

Il tutto mentre alla borsa di Amsterdam, dove si decidono i prezzi dell’energia, continuano le speculazioni che hanno portato ad aumenti totalmente slegati da logiche di mercato facendo schizzare il prezzo del gas e quindi dell’energia da 20 euro al MWh di un anno fa ai 300 di ora.

21.000 euro in più. La rappresentazione plastica di ciò che le imprese, ognuna in proporzione al proprio fatturato, devono affrontare ogni mese per rimanere aperte al di là delle belle parole, delle promesse, delle poche e confuse idee che la politica vorrebbe mettere in campo per affrontare una crisi epocale potenzialmente più devastante tra tutte quelle degli ultimi decenni, ancora di più di quella generata dalla pandemia che aveva già pesantemente compromesso il traballante equilibrio del nostro tessuto economico e imprenditoriale.

Il tempo delle parole è finito. Il tempo delle promesse è finito. Il tempo dei provvedimenti tampone è finito.

Se le cose continueranno così entro qualche mese assisteremo a un collasso del sistema. Totale, generalizzato e tanto repentino quanto disastroso.

Deflagrerà una sorta di ordigno nucleare economico e sociale che in un attimo lascerà solo macerie.

Il tempo è finito ma chi ha il potere di intervenire, così come l’orchestra del Titanic, continua a suonare la stessa musica mentre la nave affonda.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

106 miliardi di euro di extra costo che le imprese dovranno pagare nel 2022 per gli aumenti di energia e gas

𝟭𝟬𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼. 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗲𝘅𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲, 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲, 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟮 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗴𝗮𝘀 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲.

Una somma “monstre” che secondo l’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, così come specificato in una segnalazione inviata a Governo e Parlamento, potrebbe aumentare a dismisura dato che ci si aspetta un raddoppio dei prezzi da ottobre.

Avete capito bene: un raddoppio dei prezzi che già adesso sono insostenibili per le imprese e le famiglie.

E allora, per comprendere meglio la situazione drammatica in cui ci troviamo nostro malgrado, parliamo dei costi attuali: nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh mentre nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Ancora peggio per il gas il cui costo in tre anni è salito da 16 euro MWh a 100 euro (+538%).

Senza voler entrare in tecnicismi, appare chiaro che questi aumenti non sono giustificati dal normale andamento dei mercati. A sentire le dichiarazioni di qualche mese fa del ministro alla transazione ecologica Cingolani e, ultimamente, leggendo i contenuti di un report prodotto dalla Fondazione Hume, si evincerebbe che sono in atto speculazioni per far salire artificialmente i prezzi a tutto vantaggio degli operatori del settore che stanno macinando utili record.

È il caso dell’Eni, ad esempio, che solo nel primo trimestre del 2022 ha realizzato un utile netto di 3,27 miliardi di euro, di molto superiore a quello dell’intero 2020 che ammontava a 2,88 miliardi e poco inferiore a quello del 2021 il quale, peraltro, è cresciuto vertiginosamente proprio nell’ultimo trimestre, contestualmente, guarda tu il caso, all’inizio degli aumenti.

Cosa porta tutto questo in soldoni? Ad un innalzamento generalizzato del costo di tutti i prodotti e servizi che, a sua volta, fa accrescere l’inflazione erodendo i risparmi e generando una contrazione dei consumi. Tutti sintomi che indicano, ove non si agisse al più presto, che ci troviamo nell’anticamera di una vera e propria recessione.

Una crisi ancor più devastante di quella attuale che colpirà pesantemente soprattutto i Paesi Europei con le disastrose conseguenze facilmente immaginabili.

Per guardare a casa nostra le piccole e piccolissime imprese, già provate da oltre tre anni di crisi dovuti alla pandemia, si ritrovano con aumenti in bolletta impossibili da sostenere. Secondo i dati presi a campione dalle tante fatture che ci sono state inviate dai nostri associati abbiamo pubblici esercizi che da 2.000 euro al mese sono passati a 6.600, negozi di abbigliamento che da 1.700 euro si ritrovano a pagare 4.900, gestori di carburanti che invece di 1.200 euro devono sborsarne 5.000.

Uno tsunami che colpisce tutte le categorie indistintamente e che si ripercuote sull’intera filiera produttiva e commerciale e ovviamente, sui consumatori finali.

Eppure i nostri imprenditori stanno resistendo, l’area metropolitana reggina per una volta è tra i primi posti in una classifica positiva, quella dei minori aumenti sui prezzi al consumo che da noi sono sotto la media. Quanto tempo, però, il nostro tessuto imprenditoriale potrà reggere? Poco, molto poco.

Ecco perché come Confesercenti Reggio Calabria siamo pronti ad attuare proteste, anche eclatanti, a difesa degli interessi di imprese e famiglie.

L’Italia e l’Europa, devono intervenire con misure incisive e immediate applicando, in primis, un tetto massimo di prezzo per il gas e di conseguenza per l’energia elettrica monitorando con la massima attenzione, al contempo, l’attività delle multinazionali dell’energia. Inoltre si dovrà definitivamente sganciare dalle quotazioni del gas il prezzo dell’energia ricavata dalle fonti rinnovabili, abbassare ulteriormente tributi, oneri e Iva sulle bollette ed estendere a tutte le imprese la possibilità di usufruire del credito d’imposta sulle spese sostenute per l’energia raddoppiando la percentuale oggi prevista.

Contestualmente anche gli Enti Intermedi devono fare la loro parte attuando azioni di supporto e sostegno sistemiche, non certo i bandi a sportello emanati sino ad oggi che, oltre a incidere in maniera marginale rispetto le problematiche esistenti, creano anche intollerabili distorsioni del mercato.

L’alternativa è la chiusura di centinaia di migliaia di attività ormai stremate e noi, sia ben chiaro, non abbiamo alcuna intenzione di assistere passivamente a questa ecatombe annunciata.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Una politica economica e tributaria irresponsabile sta affossando le imprese

I dati rilasciati dalla Corte dei Conti nel mese di luglio delineano un quadro più che allarmante: tre milioni di contribuenti, pur dichiarando, non sono riusciti a pagare le tasse. A questo si aggiunge che, mediamente, su dieci avvisi di irregolarità inviati dall’Agenzia delle Entrate ne viene saldato uno solo.

Negli stessi giorni, uno studio della Cerved rileva che tra il 2021 e il 2022 le società a rischio di default sono cresciute quasi del 2% e che le società cosiddette vulnerabili nel triennio 2019-2022 sono passate dal 29,3% al 32,6%.

Imprese “fragili” che si trovano soprattutto al Sud, dove costituiscono addirittura il 60% del totale. E tra le province messe peggio, quelle che contano il maggior numero di aziende a rischio, indovinate un po’… c’è proprio Reggio Calabria.

In ballo oltre le centinaia di migliaia di imprenditori pericolosamente vicini al fallimento ci sono oltre 3 milioni di lavoratori, quasi 1 su 3, che rischiano di andare a casa.

Eppure la situazione è sotto gli occhi di tutti: non c’è liquidità, accedere al credito è divenuta un’impresa quasi impossibile, l’inflazione all’8% sta divorando i risparmi, i prezzi dell’energia e dei carburanti continuano ad essere fuori controllo con il conseguente aumento dei costi di produzione e gestione che si riverberano sui consumatori, i cittadini, insomma, tutti noi.

E il Pnrr, il piano di ripresa e resilienza che avrebbe dovuto far ripartire l’economia, stenta a fornire risposte adeguate alla crescita, soprattutto al Sud dove gli Enti Locali, già in affanno sulla gestione corrente, non sono strutturati per gestire una tale mole di progetti e risorse nei tempi previsti.

Come se tutto ciò non bastasse, sono partiti già da un paio di mesi i rimborsi per i prestiti richiesti durante l’inizio della pandemia, il famoso Bazooka finanziario tanto strombazzato dal Governo dell’epoca e presentato come aiuto straordinario a supporto delle imprese che, in realtà, è servito solo a farle indebitare ulteriormente. Debiti che ora devono iniziare ad essere ripagati.

La verità e che dall’inizio della più grande crisi economica che mai ci siamo trovati ad affrontare negli ultimi decenni, le strategie messe in campo dallo Stato hanno avuto una sola costante, purtroppo negativa: non hanno affrontato con decisione e coerenza gli innumerevoli e gravi problemi finanziari generati dalla pandemia tendendo solo a posticiparne la soluzione il più possibile e attuando nel frattempo interventi spot insufficienti e inefficaci.

E alla fine, come ciliegina sulla torta, si è deciso per decreto, travisando clamorosamente la realtà, la fine della crisi. Tutto, secondo l’Esecutivo, sarebbe dovuto tornare alla normalità anche se di normale nella situazione che stiamo vivendo c’è poco o nulla.

Via, quindi, aiuti, sospensioni, proroghe, sostegni di qualsiasi genere. Con buona pace degli oltre 200 miliardi di consumi lasciati sul tappeto per colpa della pandemia, dei lockdown, delle limitazioni, che sono stati caricati interamente sulle spalle delle partite iva.

E adesso con l’imminenza delle elezioni tornano le promesse, l’attenzione, le rassicurazioni.

Noi ci aspettiamo fatti, le parole le porta via il vento che, una volta finita la tornata elettorale, soffia forte e le disperde.

Ci aspettiamo provvedimenti decisi e sistemici, iniziando da un radicale intervento a livello tributario che comprenda una vera pace fiscale destinata non a coloro che evadono ma a chi dichiara ma si ritrova, non certo per colpa sua, senza le risorse per poter onorare i propri debiti.

Ci aspettiamo l’attuazione di azioni, rivolte specialmente ai territori più in difficoltà, atte a diminuire il costo del lavoro aumentando al contempo le retribuzioni per i dipendenti e misure premiali per chi non licenzia o crea nuova occupazione.

Ci aspettiamo soluzioni per la crisi energetica, gli aumenti generalizzati, la contrazione dei consumi.

Ci aspettiamo ulteriori strumenti di sostegno per far si che le imprese possano avere la capacità di agganciare la ripresa.

Deve iniziare a prevalere il buon senso, si deve prendere coscienza della reale situazione in cui versano tantissime piccole e micro imprese del Mezzogiorno e ci si deve rendere conto che la forbice tra il ricco nord e il sempre più povero Sud sta aumentando esponenzialmente.

Proprio il contrario di quello che il Pnrr si proponeva nei principi ma, evidentemente, non nella sostanza.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Reggio Calabria d’estate è una bellissima donna con i vestiti consunti e rattoppati

Ormai la stagione estiva è al suo picco. Caldo, mare, svago, movida. I locali estivi sono pieni, le persone si vogliono rilassare e divertire. Ed è giusto e sacrosanto distrarsi dopo un anno di lavoro e preoccupazioni lasciando per qualche giorno i tanti problemi alle spalle.

Il paradosso, però, è che proprio in questo periodo tutte le manchevolezze di un territorio con potenzialità straordinarie saltano all’occhio. Perché Reggio Calabria, d’estate, sembra una bellissima donna che vista in lontananza appare ben vestita, curata, truccata con cura e maestria. Quando ci si avvicina però ci si accorge dell’abito consunto e rattoppato, delle scarpe una volta eleganti ora scalcagnate, dei belletti pesanti ed eccessivi che tentano senza troppo successo di nascondere i danni del tempo e dell’incuria.

La triste realtà con la quale dobbiamo fare i conti, è quella di abitare in una terra stupenda che non siamo mai stati capaci di valorizzare. Una terra dove il concetto di “normalità”, ciò che dovrebbe essere scontato e ordinario, è divenuto una chimera. Una favola come quelle che ci raccontiamo quando parliamo, senza mai far seguire al dire il fare, di territorio vocato al turismo, di sviluppo, di progetti per la crescita economica e sociale.

La verità è che i diritti fondamentali di una comunità civile a Reggio sono negati: i rifiuti vengono raccolti a singhiozzo, non c’è acqua in tantissime zone della città, la manutenzione è inesistente, i servizi inefficienti, le strade distrutte, il piano di depurazione fermo al palo con gli scarichi fognari che si riversano nel nostro splendido mare, le scuole disastrate, gli asili nido pochi e insufficienti, l’aeroporto in agonia, le grandi opere ferme come il Palazzo di Giustizia, o quasi completate ma già rovinate dalla trascuratezza, l’incompetenza e l’inciviltà come il Parco Lineare Sud o il Tapisroulant, per non parlare dello stato vergognoso di quelle completate come il Corso Garibaldi, il nuovo Waterfront, la Pista Ciclabile, giusto per citarne alcune.

È da decenni, che aspettiamo l’ultimazione della Gallico Gambarie, il nuovo Mercato Ortofrutticolo, il completamento del Porto reggino e del retroporto di Gioia Tauro, la riqualificazione della 106, la realizzazione di un’area fieristica e congressuale, la ristrutturazione del Lido Comunale.

È da una vita che attendiamo una pianificazione strategica degna di questo nome, una visione del futuro chiara e definita, una classe dirigente che sappia fare, coinvolgere e comunicare.

Intanto i nostri giovani se ne vanno, le imprese chiudono e le occasioni, come quella del cinquantesimo dei Bronzi, svaniscono nell’intollerabile inadeguatezza di un sistema incapace finanche di coordinarsi per raggiungere un pur minimo risultato o di fornire servizi turistici degni di questo nome.

Eppure c’è chi non si arrende, chi investe, chi torna, chi ci crede, chi opera con successo. Sono, però, delle splendide eccezioni che devono fare i conti con le inabilità di un organismo malato che nessuno, fino ad oggi, ha mai voluto veramente curare.

Ed allora, iniziamo a cercare la giusta terapia per guarire. Operiamo per costruire, senza fermarci allo sterile esercizio del lamento inconcludente. Denunciamo ciò che non va ma muoviamoci al contempo per proporre soluzioni o mettere in atto azioni che possano essere utili alla crescita del territorio. Una crescita che deve passare innanzitutto da un deciso cambio culturale, da un ritrovato senso di comunità, dal coinvolgimento, dalla partecipazione, dalla condivisione di un’idea di futuro che venga costruita con il supporto di ognuno.

Confesercenti Reggio Calabria vuole essere parte attiva di questo cambiamento e per tale motivo da settembre si farà promotrice di una serie d’iniziative e proposte con l’obiettivo di stimolare un sano dibattito e la creazione di una rete che metta a fattor comune le innumerevoli e vive intelligenze di cui il nostro territorio è ricco così da potersi confrontare con spirito costruttivo e concreto partendo proprio dalle infinite risorse che possediamo.

Claudio Aloisio
Presidente di Confesercenti Reggio Calabria

Nuova ordinanza sindacale emissioni sonore: accolte richieste di Confesercenti

Una buona notizia, figlia di una sinergia costruttiva avviata con l’Assessora Angela Martino sin dal giorno del suo insediamento: è finalmente stata emanata la nuova ordinanza sulle emissioni sonore che accoglie le richieste di Confesercenti Reggio Calabria e risolve alcune criticità con le quali sino ad oggi i pubblici esercizi dovevano fare i conti.

Finalmente la musica di sottofondo al chiuso, quella che accompagna e allieta le serate in compagnia, non dovrà più cessare entro un orario definito ma potrà continuare fino alla chiusura del locale. Un’anomalia quella di interrompere la filodiffusione, che per sua natura non può nuocere alla quiete pubblica, finalmente eliminata.

Anche la musica dal vivo è stata regolamentata in maniera diversa estendendo l’orario estivo di trenta minuti dando così la possibilità, sempre nel rispetto delle regole, di poter assistere ad esibizioni live fino all’1:30. Un giusto compromesso tra la tutela della quiete pubblica e le esigenze ludiche dei turisti che visitano la Città dello Stretto così come dei reggini che escono per passare una serata serena e divertente.

Si è inoltre risolta un’altra incongruenza che costringeva i Gazebo insistenti sulla parte bassa del lungomare a cessare le emissioni sonore un’ora e mezza prima dei Lidi creando un’inspiegabile differenza tra locali praticamente dirimpettai. Con la nuova ordinanza gli orari sono stai equiparati eliminando così questa ingiusta discriminante e permettendo un’attività omogenea nella parte della città vocata alla vita notturna.

Vogliamo quindi, come Confesercenti Reggio Calabria, ringraziare l’Amministrazione con a capo il Sindaco ff Paolo Brunetti firmatario dell’ordinanza, che ha inteso venire incontro alle richieste dei tanti locali cittadini che proprio nei mesi estivi svolgono la gran parte del loro lavoro dandogli la possibilità di poter operare al meglio.

Crediamo che questo risultato sia l’esempio di come un rapporto positivo tra Enti e Associazioni Datoriali, al di là di sterili enunciazioni, possa portare a risultati concreti e proficui per le imprese e la comunità reggina, inserendo al contempo un piccolo tassello utile ad iniziare a valorizzare la vocazione turistica della nostra città.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Tra i motivi principali della difficoltà per le aziende nel trovare personale, c’è il Reddito di Cittadinanza

La difficoltà di trovare personale da parte delle aziende è un fenomeno nazionale che, però, balza maggiormente all’occhio quando avviene in un territorio come quello di Reggio Calabria che ha una percentuale di disoccupazione tra le più alte d’Europa.

Un controsenso quindi, almeno così parrebbe a una prima occhiata: com’è possibile che in una provincia con un tasso di disoccupazione così alto non si trovi personale?
La risposta è ovviamente complessa, non c’è un unico motivo ma, probabilmente, uno predominante si. E in questo caso ci vengono in aiuto i numeri.

I dati Istat aggiornati al 2021 ci dicono che le persone in cerca di occupazione nell’area metropolitana di Reggio Calabria sono 27.000. Un numero rilevante, ben maggiore della richiesta che proviene dal mercato. E allora?

Verifichiamo i numeri dell’Inps (anch’essi aggiornati al 2021) per ciò che concerne i percettori del reddito di cittadinanza. Sono 21.635 nuclei familiari per un totale di 52.609 persone coinvolte. Il reddito medio percepito è di 574,32 euro la tal cosa ci porta a desumere che, probabilmente, più della metà dei percettori arriva a prendere il massimo, 780 euro.

Quindi, al di là delle analisi sociologiche e antropologiche che pur servono, questi numeri forniscono una prima chiara risposta: tra i motivi principali della difficoltà per le aziende nel trovare personale, c’è il Reddito di Cittadinanza.

Una misura di equità sociale che noi approviamo incondizionatamente negli obiettivi e nei principi, sia chiaro, ma non nella sua applicazione pratica dato che, da azione di sostegno e stimolo per riuscire a trovare occupazione si è trasformata, di fatto, nell’ennesima elemosina che nulla risolve a livello di sistema ma che, anzi, ostacola invece di agevolare il mercato del lavoro.

Perché se nella teoria i paletti previsti dalla norma avrebbero dovuto incentivare la ricerca di un posto di lavoro in pratica essi non sono attuati. I tre rifiuti previsti dopo i quali si decadrebbe dal beneficio sono una barzelletta dato che, se un imprenditore si rivolge ai Centri per l’Impiego, gli vengono forniti dei nominativi che lui stesso deve contattare i quali possono tranquillamente rifiutare l’offerta senza che nessuno ne prenda nota.

Un esempio? Una nota imprenditrice, nostra dirigente, ha richiesto una figura specifica da assumere con contratto a tempo indeterminato. Il centro per l’impiego gli ha inviato 60 nominativi da contattare. Di questi 54 hanno immediatamente rifiutato senza nemmeno chiedere di che lavoro si trattasse, che tipo di azienda fosse e la tipologia di contratto. Gli altri 6 hanno solo chiesto qual era la mansione da svolgere e anch’essi, una volta saputala, hanno rifiutato (senza chiedere notizie sullo stipendio). Su 60 persone 60 dinieghi. Che ovviamente sotto il profilo formale non risultano da nessuna parte.

Ed allora, operiamo una buona volta affinché i centri per l’impiego divengano realmente operativi e forniamo ai “navigator”, altra figura mitologica di cui non si capisce bene il ruolo, gli strumenti per operare rendendo esecutive, inoltre, tutte le norme di controllo previste apportando ove necessario i dovuti aggiustamenti.

Facciamo si che questa misura assolva realmente il compito per cui è nata: sostenere chi ha un reddito insufficiente istradandolo nel mondo del lavoro, garantendo al contempo i diritti ai lavoratori e alle imprese. Altrimenti, continuando così, il Reddito di Cittadinanza da strumento di supporto e sviluppo si ridurrà ad un costosissimo sistema di welfare dal quale difficilmente una volta entrati si potrà o vorrà uscire con il risultato che, l’unico lavoro che incentiverà, sarà quello “in nero”.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Confesercenti Reggio Calabria: le ingiunzioni sono un macigno sulle spalle di imprese e famiglie

Per tutte le rateazioni in corso fino all’8 marzo 2021, in funzione dell’emergenza covid, il Governo ha stabilito che si può essere in “ritardo” anche di 18 rate che equivalgono, più o meno, al periodo di sospensione dovuto alla pandemia. Per le rateazioni richieste dal 9 marzo 2021 si possono non pagare un massimo di dieci rate. Per le dilazioni concesse nel 2022 invece si possono saltare non più di 5 rate anche non consecutive.

Ecco quindi servita una nuova ordalia per famiglie e aziende che, avendo ad esempio tre rateazioni: una prima dell’8 marzo 2021, una dopo l’8 marzo 2021 e una nel 2022 dovranno, ove per problemi non riescano ad essere perfettamente in “linea” con le scadenze, tenere conto di queste differenze per non rischiare di decadere dalle dilazioni concesse. Un caos che si sta tramutando in un incubo dato che, parte dei milioni di ingiunzioni di pagamento che stanno arrivando ad oltre 19 milioni di contribuenti, dipendono proprio da errori di calcolo funzionali a queste assurde diversificazioni. Si parla tanto di semplificazione, ma in Italia di semplice non c’è mai stato nulla e ormai dispero ci sarà.

È da mesi ormai che denunciamo una situazione paradossale: l’emergenza finita per decreto di cui la situazione appena descritta è figlia.

Ma purtroppo, lo sappiamo tutti tranne, a quanto pare, coloro che hanno il potere di decidere, non funziona in questa maniera. Non basta un tratto di penna per cambiare una situazione oggettiva, e se per l’emergenza sanitaria ci sono stati miglioramenti innegabili non è così per quella economica che, anzi, si sta trasformando in qualcosa di diverso e potenzialmente più pericoloso.

I prezzi alle stelle dell’energia e dei carburanti che hanno, a cascata, fatto impennare i costi delle materie prime e di conseguenza quelli al consumo, l’inflazione galoppante che inizia a erodere i risparmi, l’aumento del costo del denaro, una guerra alle porte dell’Europa, sono solo alcune delle devastanti criticità che rischiano di vanificare tutti gli sforzi sin qui compiuti per rimettere in moto un motore ormai sfiancato.

Se a questo aggiungiamo la folle ripartenza della macchina tributaria, l’eliminazione di tutte quelle agevolazioni che hanno permesso alle imprese di barcamenarsi tra i marosi della crisi e, addirittura, l’invio d’intimazioni di pagamento “a 5 giorni” ad aziende e famiglie che non sono riuscite a far fronte ai loro debiti certamente non per colpa loro, ecco che veramente non si comprende la ratio dell’idea che ha l’Esecutivo di “ripresa e resilienza”.

Che ripresa ci può essere se si chiedono tutti in una volta i denari che non si è riusciti a pagare ratealmente?

A quale resilienza si può appellare il titolare di un’impresa che, non avendo la possibilità di saldare le cifre richieste in un’unica soluzione, ribadisco, non per proprie responsabilità, rischia il pignoramento dei beni aziendali e personali, il blocco dei conti correnti e la revoca delle linee di credito essendo così costretto, suo malgrado, a chiudere e licenziare.

E che guadagno avrà l’Erario se decine di migliaia di attività abbasseranno le serrande mandando a casa centinaia di migliaia di persone?

O qualcuno pensa seriamente che la ripresa possa davvero passare dagli spicci erogati con i rimborsi o dai bandi di sostegno strutturati con il sistema del click day che, invece di supportare realmente il tessuto economico e produttivo, creano intollerabili distorsioni di mercato?

Siamo veramente stanchi di questa incapacità di leggere la realtà da parte di chi ci dovrebbe rappresentare. Realtà che non si trova nei numeri che ognuno può interpretare e strumentalizzare a suo piacimento ma nel quotidiano delle migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori ormai scoraggiati ed esasperati che, proprio quando avrebbero potuto iniziare ad avere un minimo di ossigeno per continuare a resistere cercando di ripartire si ritrovano, grazie a un Esecutivo cieco e sordo, con questo “bel regalo” che rischia di affossarli definitivamente.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Al via la nuova webapp Welcome Reggio ideata da Confesercenti Reggio Calabria.

Alla Camera di Commercio di Reggio Calabria, con la partecipazione del presidente della Camera Ninni Tramontana, Il Presidente di Confesecenti Reggio Calabria Claudio Aloisio e il Local Manager della produzione Michele Geria, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della webapp WelcomeReggio nata da un’iniziativa di Confesercenti Reggio Calabria e realizzata dall’agenzia A&S Promotion con una duplice finalità: facilitare la fruizione della città e dei servizi che offre a un gruppo di 120 persone che stanno lavorando alla produzione di una serie Tv internazionale e che si fermeranno per sei settimane a Reggio e fornire, al contempo, un’opportunità alle imprese locali di poter attrarre, grazie a sconti e facilitazioni, queste persone nelle proprie attività.

L’applicazione raggruppa suddivise per settore merceologico le aziende reggine che hanno inteso aderire offrendo agevolazioni.

Ogni attività è rappresentata con una scheda contenente delle brevi informazioni, i contatti e la geolocalizzazione rendendo così semplice e immediato poter contattarla e arrivarci.

Inoltre la web app ha una sezione con i più importanti punti d’interesse del territorio metropolitano: castelli, borghi, musei, siti archeologici, bellezze naturalistiche, anch’essi chiaramente geolocalizzati, e un’altra con gli eventi presenti in città che sarà aggiornata in tempo reale.

Un’idea che parte da un’esigenza concreta e contingente ma che, nelle intenzioni del presidente Aloisio, si svilupperà in una webapp destinata ai turisti per facilitare la loro permanenza permettendogli di ottenere facilitazioni, informazioni, e tutto ciò che sarà necessario a rendere il loro soggiorno più semplice e soddisfacente.

Per le attività del territorio, invece, offrirà opportunità concrete di promozione e messa in rete: il primo passo per creare un sistema di accoglienza turistica funzionale e redditizio.

Confesercenti Reggio Calabria vuole essere così sempre insieme alle imprese, non solo rappresentando le loro difficoltà in questa drammatica congiuntura ma anche fornendo concreti e innovativi strumenti di sviluppo.

La webapp è disponibile per ogni azienda che voglia aderire aggiungendosi alle tante già presenti sulla piattaforma.
Per farlo basta contattare Confesercenti Reggio Calabria sulla sua pagina Facebook tramite Messenger, o inviare una mail a inforc@confesercenticalabria.it

Successo della manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti”. Le considerazioni del Presidente Aloisio

Giovedì alla manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti” siamo stati tanti, tantissimi. Sono stato sommerso da centinaia di foto e video arrivate da Reggio, dalla Ionica, dalla Tirrenica, alcune perfino da Vibo.

Abbiamo realizzato qualcosa di importante: ci siamo uniti con una sola voce per rivendicare i nostri diritti. Per chiedere di non essere abbandonati. Per non essere lasciati soli nell’affrontare una crisi di cui non abbiamo nessuna colpa. Per non doverci caricare sulle spalle il peso economico delle devastanti conseguenze dovute dall’emergenza pandemica. E siamo stati ascoltati: le proposte che abbiamo presentato al Prefetto Mariani sono state portate all’attenzione del Governo durante l’ultimo Consiglio dei Ministri.

Nei giorni in cui abbiamo lavorato con la fantastica squadra che mi ha supportato per preparare la manifestazione, ho avuto modo di ascoltare innumerevoli persone visitando molte attività commerciali e parlando con gli esercenti.

Ho così potuto sentire tante opinioni, giudizi, critiche. Ci stanno tutte, ci mancherebbe. È normale e pacifico che ognuno abbia le proprie idee e convinzioni. Diversi imprenditori, ad esempio, hanno deciso di non aderire alla manifestazione per i motivi più svariati, alcuni assolutamente rispettabili, altri un po’ meno.

Inoltre, ho avuto modo di leggere, soprattutto nei social, commenti e giudizi su come avremmo dovuto protestare, su di me, sulla mia associazione, sui commercianti: “Chiudere le luci per dieci minuti? Che serve?” “Avete voluto il green pass? Ora fallite!” “Confesercenti è serva del sistema” “Aloisio lo fa solo per interesse”.

D’altra parte quando ci si espone, quando si rischia mettendoci la faccia, quando si azzarda su una partecipazione per nulla scontata soprattutto alle nostre latitudini, ci si deve aspettare questo e altro. Io, quantomeno, me lo aspettavo e gli dò il giusto peso, niente di più e niente di meno.

Per tale motivo l’unica cosa che reputo basilare, al di là di qualsiasi altra considerazione, è la partecipazione massiccia di imprenditori, esercenti, artigiani, finanche semplici cittadini che hanno voluto esternare il proprio disagio, le proprie difficoltà riconoscendosi in un’idea, un gesto, un simbolo che aveva come unico obiettivo la salvaguardia degli interessi del nostro territorio. Moltissimi lo hanno capito cogliendo il vero significato di questa protesta. Altri sono rimasti indifferenti. Alcuni hanno, più o meno palesemente, remato contro.

Anche questo è fisiologico, specialmente nella nostra città dove spesso interessi “piccoli” hanno la meglio su quelli comuni.

Rimane però un fatto: abbiamo avviato un percorso. La riuscita di questa manifestazione, infatti, non la considero assolutamente un punto d’arrivo ma d’inizio.

Continueremo a rappresentare gli interessi del tessuto economico commerciale e imprenditoriale del territorio. Andremo per strada, in tutti i centri dell’area metropolitana e incontreremo gli operatori economici per ascoltare e capire. Proseguiremo nel confronto con gli Enti territoriali: Comuni, Città Metropolitana, Regione, rappresentando le istanze del tessuto economico reggino accompagnate da proposte concrete per il sostegno alle imprese.

È solo l’inizio.

 

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

La Piattaforma programmatica per il sostegno delle imprese consegnata al Prefetto

Il momento che stanno vivendo le piccole e piccolissime imprese, soprattutto quelle che operano in territori da sempre svantaggiati, è drammatico. Senza un intervento deciso dell’Esecutivo che non si limiti a misure “spot” ma che tenga in considerazione un impianto strategico definito e di ampio respiro, moltissime aziende rischiano di chiudere nei prossimi mesi per l’impossibilità di sostenere i costi di gestione delle proprie attività a fronte di una contrazione dei consumi che nel 2020 ha generato mancati introiti per oltre 120 miliardi ai quali si devono aggiungere quelli del 2021 che ottimisticamente si possono valutare in almeno altri 40/50 miliardi e quelli dei primi mesi del 2022.

Aziende sane, che sono sempre state sul mercato in maniera competitiva, producendo utili, e che ora potrebbero non riuscire a superare questo tzunami economico che le ha colpite e le ha portate sull’orlo del baratro senza che gli si possa imputare alcuna colpa.

Il combinato disposto della contrazione dei consumi, l’aumento esorbitante dei costi dell’energia e delle materie prime, la ripartenza della macchina tributaria, l’eliminazione della gran parte delle misure di sostegno, l’aggravamento della situazione pandemica e l’ulteriore giro di vite sulle norme per il contenimento della pandemia, hanno creato una sorta di tempesta perfetta dalla quale, a nostro parere, si può uscire solo con il sostegno strutturale dello Stato.

L’alternativa è la desertificazione economica e commerciale di intere comunità con tutte le negative ricadute occupazionali e sociali facilmente immaginabili, soprattutto in territori come il nostro dove, alle difficoltà finanziarie si aggiungono anche quelle ambientali che, da sempre, si sviluppano nutrendosi di difficoltà e bisogno.

In relazione a queste considerazioni abbiamo indetto una pacifica e civile manifestazione che vuole mostrare in maniera tangibile e immediata cosa si sta rischiando: che le luci che oggi si spegneranno solo per dieci minuti, andando avanti così le cose, rischieranno di spegnersi per sempre.

Ecco perché a questa protesta simbolica abbiamo voluto collegare una parte propositiva, la più importante, nella quale le consegniamo una serie di proposte chiare, scaturite dal confronto con gli imprenditori, durante il quale abbiamo ascoltato le loro esigenze cercando soluzioni pratiche e concrete agli enormi problemi che stanno affrontando.

Una protesta e una proposta, quindi, che partono dalla Citta Metropolitana più povera d’Italia per rappresentare i diritti di chi ogni mattina, rischiando del proprio, contribuisce, per quanto possibile alle nostre latitudini, a creare ricchezza e occupazione.

 

Proposte per il sostegno delle imprese colpite dalla crisi economica generata dall’emergenza pandemica.

Rottamazione tributaria:

  • Riportare, a tutte le imprese che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, gli importi erariali dovuti sino al 2021 al solo tributo eliminando sanzioni e interessi e dilazionandone il pagamento, prevedendo degli scaglioni in funzione all’importo del debito, fino a un massimo di 180 mesi;
  • Creare un sistema di premialità che preveda una riduzione percentuale degli importi dovuti se il contribuente sceglie di pagare in tempi più brevi rispetto a quanto previsto;
  • Eliminare, o ridurre di almeno il 50%, i tributi locali del 2020 e del 2021 a tutte le imprese che negli stessi anni hanno subito perdite di fatturato o di reddito ristorando gli Enti Locali delle mancate o minori entrate.

Sostegno all’occupazione

  • Sostenere le aziende che non licenziano, che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, con l’esenzione dei contributi da versare ai propri dipendenti per due anni;
  • Sostenere le aziende che creano nuova occupazione, che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, con l’esenzione dei contributi per i nuovi assunti, di qualsiasi sesso ed età, della durata di tre anni e la riduzione del 50% per i successivi due;
  • Prorogare la cig legandola alla durata dello stato di emergenza.

Sostegno alle imprese

  • Agevolare l’accesso al credito rafforzando le misure di garanzia che consentano alle aziende di acquisire liquidità con procedure veloci e semplificate;
  • Sospendere per il 2022 la verifica della regolarità contributiva e tributaria per ricevere sostegni dagli Enti Intermedi (regioni, comuni, ecc) e per la partecipazione a bandi di gara pubblici;
  • Prorogare a tutto il 2022 la moratoria su mutui e prestiti;
  • Prorogare a tutto il 2022 la sospensione dei protesti;
  • Prevedere misure di sostegno sugli affitti tramite lo strumento del credito d’imposta per le imprese che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato;
  • Intervenire per calmierare il mercato dell’energia con azioni maggiormente incisive: azzerare le spese per gli oneri di sistema e le accise, ridurre al 10% l’iva per le aziende e ridurre le spese di trasporto e gestione del contatore intervenendo sulla quota energia, legando la durata di tali misure alla normalizzazione dei costi del mercato energetico.

Le Istituzioni aderiscono alla manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti”

Anche le Istituzioni hanno voluto aderire alla manifestazione indetta da Confesercenti Reggio Calabria “SPEGNI LE LUCI. ACCENDI I TUOI DIRITTI” che si terrà giovedì 10 alle ore 19:00.

Infatti le luci di Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana e quelle di Palazzo San Giorgio, sede del Comune si spegneranno insieme a quelle delle attività commerciali della provincia reggina per dieci minuti.

Un’adesione importante che si aggiunge a quelle delle tante associazioni che si sono rese parte attiva all’organizzazione di questa pacifica e simbolica protesta volendo concretamente rappresentare il disagio del tessuto economico e imprenditoriale metropolitano: l’Ascoa, Associazione Provinciale Piccole e Medie Imprese, Confagricoltura Reggio Calabria, Conpait, Confederazione Pasticceri d’Italia, Reggio Impresa, l’Associazione Commercianti e Imprenditori Sidernesi e Kaulon 18, associazione degli imprenditori di Caulonia.

Riteniamo fondamentale questo segnale di vicinanza da parte delle Istituzioni Locali e proprio per tale motivo, per non farlo rimanere un semplice quanto rilevante gesto simbolico ma tradurlo in occasione concreta di confronto rispetto a ciò che Comune e Città Metropolitana potranno mettere in campo per sostenere gli imprenditori reggini, nei giorni immediatamente successivi alla manifestazione chiederemo un incontro con i Sindaci Paolo Brunetti e Carmelo Versace.

Alle 18:00, un’ora prima dello spegnimento delle luci di vetrine e insegne, incontreremo il Prefetto Massimo Mariani al quale consegneremo la piattaforma programmatica contenente le nostre proposte per sostenere le imprese in questo difficile momento.

Rinnoviamo quindi l’appello agli imprenditori dell’area metropolitana di Reggio Calabria: giovedì 10 febbraio alle 19:00 spegnete le luci delle insegne e delle vetrine, fotografate l’esterno della vostra attività e pubblicate la foto nei vostri canali social con l’hashtag #spegnileluciaccendiituoidiritti

SPEGNI LE LUCI. ACCENDI I TUOI DIRITTI – Manifestazione degli imprenditori reggini

La situazione è drammatica. Lo ripetiamo ormai da mesi fino allo sfinimento, consci di rischiare la ripetitività ma convinti, oggi più che mai, che sia questo il nostro ruolo: dar voce a chi si sta caricando sulle proprie stremate spalle gran parte dei costi economici di una crisi senza precedenti.
 
Il tessuto imprenditoriale e commerciale metropolitano e, più in generale, quello del nostro Paese è ormai al collasso, pericolosamente vicino a un punto di non ritorno.
 
L’assoluta maggioranza delle attività commerciali e produttive lamentano cali di fatturato insopportabili già in una situazione di normalità, figurarsi nel nostro territorio dove ben prima della pandemia si era alle prese con una crisi, iniziata nel 2008, dalla quale non si è mai veramente usciti.
 
Non c’è comparto che non sia colpito da questa contrazione della spesa che ha portato nel corso degli ultimi due anni ad una perdita di almeno 200 miliardi di consumi.
 
A questo aggiungiamo la ripartenza, l’unica vista finora in luogo di quella economica tanto sbandierata e attesa, della macchina tributaria quasi che fosse tutto tornato alla normalità e non ci trovassimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica, e un aumento “monstre” dell’energia il cui costo è rincarato in maniera abnorme con una tendenza al rialzo prevista pure nel 2022.
 
Anche il Decreto Sostegni Ter appare da una prima lettura e in attesa dei decreti attuativi inadeguato ma, soprattutto, con una dotazione di risorse insufficiente.
 
Possono mai bastare i 200 milioni del Fondo per il rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio? Chiaramente no. Sono una goccia in mezzo al mare di perdite che il comparto ha subito e anche le altre misure previste, ad esempio quelle per il settore turistico, sono largamente insufficienti.
 
Non possiamo continuare silenti a guardare la disgregazione delle attività economiche dell’area metropolitana.
 
Vogliamo e dobbiamo, invece, essere interpreti del malessere di tantissimi imprenditori che non hanno più certezza del futuro e cercano, con sforzi immensi, di rimanere a galla nel presente.
 
Ecco perché abbiamo intenzione di attuare una protesta simbolica seguita dalla richiesta di un incontro col Prefetto, in quanto massimo rappresentante dello Stato nel territorio, al quale consegneremo un documento contenente una serie di proposte per supportare concretamente le imprese.
 
Chiediamo agli imprenditori e gli esercenti reggini, in un giorno che comunicheremo a breve, di spegnere le luci delle insegne e delle vetrine delle proprie attività per dieci minuti a partire dalle ore 19:00 in punto. Un segno di protesta pacifico che possa far vedere tangibilmente quello che, continuando di questo passo, si sta rischiando: la desertificazione commerciale e produttiva delle nostre città.
 
Un segnale che partirà dalla provincia più povera d’Italia per affermare i diritti di coloro che ogni mattina, rischiando del proprio, contribuiscono a creare ricchezza e occupazione.
 
Al contempo facciamo appello a tutte le associazioni datoriali per organizzare questa protesta in maniera unitaria perché, di questo siamo fermamente convinti, non ci deve essere alcun “cappello” quando si devono rappresentare gli interessi della comunità.
 
Chiederemo quindi già oggi un incontro urgente con i nostri colleghi per stabilire insieme il giorno della protesta e i contenuti della proposta che consegneremo al Prefetto, così da essere coesi facendo fronte unico con l’esclusivo obiettivo di salvaguardare gli interessi degli imprenditori reggini.

Le previsioni sono state confermate: i saldi sono un clamoroso flop

Purtroppo eravamo stati buoni profeti annunciando già a fine dicembre che i risultati sfavorevoli delle vendite natalizie, facevano presagire che anche i saldi avrebbero registrato un trend negativo.
 
A una decina di giorni dall’inizio degli sconti possiamo valutare i primi dati parziali che ci consegnano un quadro a tinte fosche per il commercio metropolitano.
 
La situazione, se possibile, è ulteriormente peggiorata rispetto al periodo festivo con cali di fatturato consistenti e generalizzati che arrivano, per alcune attività, fino al 50% rispetto allo stesso periodo del 2019 il quale, è bene ricordarlo, pur senza il covid era già stato un “annus horribilis” per il tessuto economico provinciale tanto da spingerci, al tempo, a richiedere all’Amministrazione Comunale un tavolo d’emergenza per il commercio e i servizi. E malauguratamente, stante il costante peggioramento della situazione sanitaria, all’orizzonte non si vede alcun margine di miglioramento che possa far sperare in una pur minima ripresa, quantomeno nell’immediato.
 
Nessuno è rimasto immune dall’attuale “contagio” economico. Vanno male i negozi di abbigliamento, di calzature, di borse e accessori, di articoli sportivi, ma non va sicuramente meglio agli altri, dalle gioiellerie, alle profumerie, dagli articoli da regalo a quelli tecnologici passando per i pubblici esercizi: bar, ristoranti, pizzerie, sale ricevimenti.
 
Non c’è settore commerciale che non stia risentendo di questa contrazione dei consumi. Non stanno attraversano un bel momento neanche le aziende produttrici presenti nel nostro territorio, soprattutto nell’ambito agroalimentare, che subiscono anch’esse a cascata gli effetti deleteri di questo preoccupante momento.
 
Finanche il comparto della vendita alimentare al dettaglio, quello che ha di meno subito gli effetti della crisi indotta dalla pandemia e che, anzi, aveva riscontrato crescite consistenti proprio nei peggiori momenti caratterizzati dal lockdown, deve arrendersi a questa brusca frenata della spesa.
 
La verità è che l’Italia, al momento, è in una sorta di “auto lockdown” e la nostra Città Metropolitana non fa eccezione.
 
L’aumento esponenziale dei contagi genera una comprensibile paura e molte persone limitano al minimo indispensabile le uscite e la frequentazione di luoghi dove si potrebbe creare anche il più piccolo degli assembramenti.
 
A questo aggiungiamo le migliaia di cittadini in quarantena perché contagiati o per aver avuto contatti stretti con parenti o amici positivi, la normale ritrosia alla spesa in momenti di crisi, la sospensione, di fatto, dei sostegni governativi, la ripartenza a spron battuto della macchina tributaria e l’aumento esorbitante delle bollette e dei carburanti ed ecco, insieme, tutti gli elementi che hanno creato una “tempesta perfetta”, ancor più violenta dalle nostre latitudini, all’interno della quale con imbarcazioni già abbondantemente danneggiate e rattoppate alla bell’e meglio, le imprese devono tentare di rimanere a galla senza poter seguire alcuna rotta ma stando solo attente a non affondare definitivamente.
 
Sia ben chiaro che l’Esecutivo non può esimersi, sol perché ha lasciato le attività commerciali e produttive aperte, dal prendere atto di una situazione che, per alcuni versi, è ancor più drammatica del periodo di lockdown dove, quantomeno, era stata attivata una “bolla protettiva” che aveva congelato la gran parte delle spese consentendo agli imprenditori di aspettare, con grandi sacrifici ed enormi perdite anche in quel caso, sia chiaro, la fine della prima emergenza.
 
Oggi siamo nel pieno di un’altra emergenza, l’ennesima, e pensare di voler tornare alla normalità senza mettere in campo ulteriori ed incisive misure di sostegno alle imprese, prolungando al contempo quelle esistenti, non solo è irrealistico ma dimostra come la politica continui a non comprendere la gravità di una situazione che, soprattutto nelle zone più disagiate e in difficoltà come la nostra, rischia di deflagrare definitivamente causando danni incalcolabili e irreversibili.

Vendite natalizie negative e per i saldi le premesse non sono rassicuranti.

Finite le festività si possono tirare le prime somme per quanto riguarda le vendite natalizie che purtroppo non sono positive.

Rispetto al 2019 si registrano nell’area metropolitana minori entrate che variano tra il 15% e oltre il 40%. Perdite che si vanno ad aggiungere ai 200 miliardi di consumi in meno tra il 2020 e l’anno appena passato.

Per il 2022 gli auspici continuano ad essere negativi con il previsto aumento esponenziale dei contagi che frenerà ulteriormente l’economia mettendo una seria ipoteca alla buona riuscita della stagione dei saldi.

Il periodo emergenziale, quindi, lungi dall’essere alle spalle non è ancora terminato. Anzi, tutti i numeri ci dicono che la situazione è in netto peggioramento.

In questo contesto ritengo inspiegabile e preoccupante la posizione attuale del Governo che, di fatto, ha rimesso in moto la macchina tributaria con l’invio massivo delle cartelle esattoriali, la richiesta di pagamento delle rateazioni, lo stop della moratoria dei mutui e la probabile sospensione della cig, il tutto accompagnato da proroghe all’ultimo minuto, alcune ridicole come quella sulla rottamazione ter, che ottengono l’unico risultato di creare incertezza e confusione spostando di mese in mese il momento in cui i problemi dovranno una volta per tutte essere affrontati.

Tutto ciò senza contare l’aumento spropositato di gas ed energia elettrica che si riverbererà sui costi di gestione e, a cascata, sui prezzi dei prodotti.

Ad oggi questo atteggiamento dilatorio, a limite della irresponsabilità, sta creando danni incalcolabili al tessuto commerciale e produttivo soprattutto nelle aree più deboli come quelle meridionali, che non hanno le risorse per poter reggere le richieste di un fisco cieco e sordo rispetto alla reale situazione economica che stanno attraversando e che rischiano, a meno di un deciso ma al momento non previsto cambio di rotta, di dover loro malgrado soccombere, vittime di una situazione ormai divenuta insostenibile.

Claudio Aloisio

Bilancio di fine anno: molte ombre e poche luci. E per il 2022 auspici disastrosi

Sarebbe bello poter fare i tradizionali auguri di buona fine e buon principio.

Sarebbe bello e anche giusto perché da un anno nuovo di zecca ci si aspetta sempre un miglioramento, soprattutto dopo l’orribile periodo trascorso.

Purtroppo, però, non me la sento di formulare gli auguri per un buon 2022 perché gli auspici non sono per nulla buoni, anzi, a ben guardare sono disastrosi.

La pandemia continua a imperversare con sempre maggior virulenza e, se i numeri continueranno a salire, ulteriori limitazioni e lockdown a gennaio non saranno una possibilità ma una certezza.

Il tessuto commerciale ed imprenditoriale italiano ma soprattutto meridionale rischia quindi di ricevere un’altra devastante mazzata quando è ancora al tappeto e cerca faticosamente di rialzarsi.

200 miliardi di consumi (ed è probabilmente una stima per difetto) sono scomparsi in poco meno di due anni e non sono certo bastati gli spiccioli dei ristori o le altre misure messe in atto dal Governo per farli magicamente riapparire. Risorse sottratte all’economia reale, soprattutto dalle tasche dei piccoli e piccolissimi imprenditori che continuano a non vedere la luce alla fine di questo lunghissimo tunnel e, in sovrappiù, devono fare i conti con una ripartenza che non è quella in cui tutti speriamo, ma una di cui avrebbero fatto volentieri a meno: quella delle tasse, delle cartelle esattoriali, delle rate dei mutui. A questo si aggiunga il probabile stop della cig che, se confermato, una volta decaduta la norma che al momento li vieta, porterà ad un impressionante numero di licenziamenti nell’arco di qualche mese.

La situazione non è preoccupante, è disperata.

Gli imprenditori vivono nell’incertezza generata da una pletora di norme, rinvii, congelamenti i quali non fanno altro che spostare di mese in mese il momento in cui i problemi si dovranno affrontare ma con buon senso e pragmatismo, non con la leggerezza intollerabile di chi dimostra di non aver compreso qual è la vera situazione economica e sociale aggrappandosi alle percentuali di una crescita che al momento è solo sulla carta e non si riverbera certamente nella vita reale.

Un esempio lampante è la vicenda della Rottamazione Ter. Abbiamo visto tutti come è andata a finire grazie alla scelta scellerata di voler comprimere in cinque mesi le rate di due anni. Prima ancora della maxi rata di fine novembre in cui si richiedeva di pagare in una sola volta tutte le scadenze del 2021, già 800.000 contribuenti su 1.800.000 non erano riusciti a saldare i propri debiti. Probabilmente adesso saranno aumentati di quasi il doppio.

Non sono sicuramente decisioni come queste che servono per rimettere in moto il Sistema Paese. C’è invece un assoluto bisogno di chiarezza: le aziende hanno l’esigenza di poter programmare il loro futuro all’interno di una cornice normativa stabile ma, soprattutto, hanno necessità di supporto, di liquidità e di essere sgravate dal pensiero, dall’incubo, che tutto riprenda come prima dal punto di vista tributario senza che nulla, in realtà, sia ancora tornato alla normalità.

Basta sospensioni, annunci all’ultimo minuto, promesse non mantenute. Abbiamo bisogno di certezze e di misure straordinarie che spostino il peso economico della crisi dalle spalle ormai stremate delle partite iva ridistribuendolo in maniera più equa.

Si metta mano a una vera pace fiscale, si spalmino i debiti erariali delle imprese nell’arco di almeno dieci anni, si eliminino le sanzioni lasciando solo il reale debito tributario e si preveda uno sconto graduale per chi voglia saldare in tempi più brevi, si proroghi la cig, si attuino provvedimenti che incentivino assunzioni, nuova occupazione e mantenimento dei posti di lavoro sgravando, ad esempio, per un certo numero di anni il pagamento dei contributi e si lavori per rendere più semplice l’accesso al credito soprattutto nelle aree disagiate come la nostra.

Solo così, prendendo atto che le piccole e piccolissime imprese, la spina dorsale dell’economia italiana, non sono limoni da spremere ma piante da far germogliare in modo che rinascano frutti nuovi e succosi, si potrà pensare a una concreta e sostenibile ripartenza che trasformi il 2022 nell’anno positivo che tutti speriamo possa essere.

 

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria