106 miliardi di euro di extra costo che le imprese dovranno pagare nel 2022 per gli aumenti di energia e gas

𝟭𝟬𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘂𝗿𝗼. 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗲𝘅𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲, 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲, 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟮 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗴𝗮𝘀 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗴𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲.

Una somma “monstre” che secondo l’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, così come specificato in una segnalazione inviata a Governo e Parlamento, potrebbe aumentare a dismisura dato che ci si aspetta un raddoppio dei prezzi da ottobre.

Avete capito bene: un raddoppio dei prezzi che già adesso sono insostenibili per le imprese e le famiglie.

E allora, per comprendere meglio la situazione drammatica in cui ci troviamo nostro malgrado, parliamo dei costi attuali: nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh mentre nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Ancora peggio per il gas il cui costo in tre anni è salito da 16 euro MWh a 100 euro (+538%).

Senza voler entrare in tecnicismi, appare chiaro che questi aumenti non sono giustificati dal normale andamento dei mercati. A sentire le dichiarazioni di qualche mese fa del ministro alla transazione ecologica Cingolani e, ultimamente, leggendo i contenuti di un report prodotto dalla Fondazione Hume, si evincerebbe che sono in atto speculazioni per far salire artificialmente i prezzi a tutto vantaggio degli operatori del settore che stanno macinando utili record.

È il caso dell’Eni, ad esempio, che solo nel primo trimestre del 2022 ha realizzato un utile netto di 3,27 miliardi di euro, di molto superiore a quello dell’intero 2020 che ammontava a 2,88 miliardi e poco inferiore a quello del 2021 il quale, peraltro, è cresciuto vertiginosamente proprio nell’ultimo trimestre, contestualmente, guarda tu il caso, all’inizio degli aumenti.

Cosa porta tutto questo in soldoni? Ad un innalzamento generalizzato del costo di tutti i prodotti e servizi che, a sua volta, fa accrescere l’inflazione erodendo i risparmi e generando una contrazione dei consumi. Tutti sintomi che indicano, ove non si agisse al più presto, che ci troviamo nell’anticamera di una vera e propria recessione.

Una crisi ancor più devastante di quella attuale che colpirà pesantemente soprattutto i Paesi Europei con le disastrose conseguenze facilmente immaginabili.

Per guardare a casa nostra le piccole e piccolissime imprese, già provate da oltre tre anni di crisi dovuti alla pandemia, si ritrovano con aumenti in bolletta impossibili da sostenere. Secondo i dati presi a campione dalle tante fatture che ci sono state inviate dai nostri associati abbiamo pubblici esercizi che da 2.000 euro al mese sono passati a 6.600, negozi di abbigliamento che da 1.700 euro si ritrovano a pagare 4.900, gestori di carburanti che invece di 1.200 euro devono sborsarne 5.000.

Uno tsunami che colpisce tutte le categorie indistintamente e che si ripercuote sull’intera filiera produttiva e commerciale e ovviamente, sui consumatori finali.

Eppure i nostri imprenditori stanno resistendo, l’area metropolitana reggina per una volta è tra i primi posti in una classifica positiva, quella dei minori aumenti sui prezzi al consumo che da noi sono sotto la media. Quanto tempo, però, il nostro tessuto imprenditoriale potrà reggere? Poco, molto poco.

Ecco perché come Confesercenti Reggio Calabria siamo pronti ad attuare proteste, anche eclatanti, a difesa degli interessi di imprese e famiglie.

L’Italia e l’Europa, devono intervenire con misure incisive e immediate applicando, in primis, un tetto massimo di prezzo per il gas e di conseguenza per l’energia elettrica monitorando con la massima attenzione, al contempo, l’attività delle multinazionali dell’energia. Inoltre si dovrà definitivamente sganciare dalle quotazioni del gas il prezzo dell’energia ricavata dalle fonti rinnovabili, abbassare ulteriormente tributi, oneri e Iva sulle bollette ed estendere a tutte le imprese la possibilità di usufruire del credito d’imposta sulle spese sostenute per l’energia raddoppiando la percentuale oggi prevista.

Contestualmente anche gli Enti Intermedi devono fare la loro parte attuando azioni di supporto e sostegno sistemiche, non certo i bandi a sportello emanati sino ad oggi che, oltre a incidere in maniera marginale rispetto le problematiche esistenti, creano anche intollerabili distorsioni del mercato.

L’alternativa è la chiusura di centinaia di migliaia di attività ormai stremate e noi, sia ben chiaro, non abbiamo alcuna intenzione di assistere passivamente a questa ecatombe annunciata.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Una politica economica e tributaria irresponsabile sta affossando le imprese

I dati rilasciati dalla Corte dei Conti nel mese di luglio delineano un quadro più che allarmante: tre milioni di contribuenti, pur dichiarando, non sono riusciti a pagare le tasse. A questo si aggiunge che, mediamente, su dieci avvisi di irregolarità inviati dall’Agenzia delle Entrate ne viene saldato uno solo.

Negli stessi giorni, uno studio della Cerved rileva che tra il 2021 e il 2022 le società a rischio di default sono cresciute quasi del 2% e che le società cosiddette vulnerabili nel triennio 2019-2022 sono passate dal 29,3% al 32,6%.

Imprese “fragili” che si trovano soprattutto al Sud, dove costituiscono addirittura il 60% del totale. E tra le province messe peggio, quelle che contano il maggior numero di aziende a rischio, indovinate un po’… c’è proprio Reggio Calabria.

In ballo oltre le centinaia di migliaia di imprenditori pericolosamente vicini al fallimento ci sono oltre 3 milioni di lavoratori, quasi 1 su 3, che rischiano di andare a casa.

Eppure la situazione è sotto gli occhi di tutti: non c’è liquidità, accedere al credito è divenuta un’impresa quasi impossibile, l’inflazione all’8% sta divorando i risparmi, i prezzi dell’energia e dei carburanti continuano ad essere fuori controllo con il conseguente aumento dei costi di produzione e gestione che si riverberano sui consumatori, i cittadini, insomma, tutti noi.

E il Pnrr, il piano di ripresa e resilienza che avrebbe dovuto far ripartire l’economia, stenta a fornire risposte adeguate alla crescita, soprattutto al Sud dove gli Enti Locali, già in affanno sulla gestione corrente, non sono strutturati per gestire una tale mole di progetti e risorse nei tempi previsti.

Come se tutto ciò non bastasse, sono partiti già da un paio di mesi i rimborsi per i prestiti richiesti durante l’inizio della pandemia, il famoso Bazooka finanziario tanto strombazzato dal Governo dell’epoca e presentato come aiuto straordinario a supporto delle imprese che, in realtà, è servito solo a farle indebitare ulteriormente. Debiti che ora devono iniziare ad essere ripagati.

La verità e che dall’inizio della più grande crisi economica che mai ci siamo trovati ad affrontare negli ultimi decenni, le strategie messe in campo dallo Stato hanno avuto una sola costante, purtroppo negativa: non hanno affrontato con decisione e coerenza gli innumerevoli e gravi problemi finanziari generati dalla pandemia tendendo solo a posticiparne la soluzione il più possibile e attuando nel frattempo interventi spot insufficienti e inefficaci.

E alla fine, come ciliegina sulla torta, si è deciso per decreto, travisando clamorosamente la realtà, la fine della crisi. Tutto, secondo l’Esecutivo, sarebbe dovuto tornare alla normalità anche se di normale nella situazione che stiamo vivendo c’è poco o nulla.

Via, quindi, aiuti, sospensioni, proroghe, sostegni di qualsiasi genere. Con buona pace degli oltre 200 miliardi di consumi lasciati sul tappeto per colpa della pandemia, dei lockdown, delle limitazioni, che sono stati caricati interamente sulle spalle delle partite iva.

E adesso con l’imminenza delle elezioni tornano le promesse, l’attenzione, le rassicurazioni.

Noi ci aspettiamo fatti, le parole le porta via il vento che, una volta finita la tornata elettorale, soffia forte e le disperde.

Ci aspettiamo provvedimenti decisi e sistemici, iniziando da un radicale intervento a livello tributario che comprenda una vera pace fiscale destinata non a coloro che evadono ma a chi dichiara ma si ritrova, non certo per colpa sua, senza le risorse per poter onorare i propri debiti.

Ci aspettiamo l’attuazione di azioni, rivolte specialmente ai territori più in difficoltà, atte a diminuire il costo del lavoro aumentando al contempo le retribuzioni per i dipendenti e misure premiali per chi non licenzia o crea nuova occupazione.

Ci aspettiamo soluzioni per la crisi energetica, gli aumenti generalizzati, la contrazione dei consumi.

Ci aspettiamo ulteriori strumenti di sostegno per far si che le imprese possano avere la capacità di agganciare la ripresa.

Deve iniziare a prevalere il buon senso, si deve prendere coscienza della reale situazione in cui versano tantissime piccole e micro imprese del Mezzogiorno e ci si deve rendere conto che la forbice tra il ricco nord e il sempre più povero Sud sta aumentando esponenzialmente.

Proprio il contrario di quello che il Pnrr si proponeva nei principi ma, evidentemente, non nella sostanza.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Reggio Calabria d’estate è una bellissima donna con i vestiti consunti e rattoppati

Ormai la stagione estiva è al suo picco. Caldo, mare, svago, movida. I locali estivi sono pieni, le persone si vogliono rilassare e divertire. Ed è giusto e sacrosanto distrarsi dopo un anno di lavoro e preoccupazioni lasciando per qualche giorno i tanti problemi alle spalle.

Il paradosso, però, è che proprio in questo periodo tutte le manchevolezze di un territorio con potenzialità straordinarie saltano all’occhio. Perché Reggio Calabria, d’estate, sembra una bellissima donna che vista in lontananza appare ben vestita, curata, truccata con cura e maestria. Quando ci si avvicina però ci si accorge dell’abito consunto e rattoppato, delle scarpe una volta eleganti ora scalcagnate, dei belletti pesanti ed eccessivi che tentano senza troppo successo di nascondere i danni del tempo e dell’incuria.

La triste realtà con la quale dobbiamo fare i conti, è quella di abitare in una terra stupenda che non siamo mai stati capaci di valorizzare. Una terra dove il concetto di “normalità”, ciò che dovrebbe essere scontato e ordinario, è divenuto una chimera. Una favola come quelle che ci raccontiamo quando parliamo, senza mai far seguire al dire il fare, di territorio vocato al turismo, di sviluppo, di progetti per la crescita economica e sociale.

La verità è che i diritti fondamentali di una comunità civile a Reggio sono negati: i rifiuti vengono raccolti a singhiozzo, non c’è acqua in tantissime zone della città, la manutenzione è inesistente, i servizi inefficienti, le strade distrutte, il piano di depurazione fermo al palo con gli scarichi fognari che si riversano nel nostro splendido mare, le scuole disastrate, gli asili nido pochi e insufficienti, l’aeroporto in agonia, le grandi opere ferme come il Palazzo di Giustizia, o quasi completate ma già rovinate dalla trascuratezza, l’incompetenza e l’inciviltà come il Parco Lineare Sud o il Tapisroulant, per non parlare dello stato vergognoso di quelle completate come il Corso Garibaldi, il nuovo Waterfront, la Pista Ciclabile, giusto per citarne alcune.

È da decenni, che aspettiamo l’ultimazione della Gallico Gambarie, il nuovo Mercato Ortofrutticolo, il completamento del Porto reggino e del retroporto di Gioia Tauro, la riqualificazione della 106, la realizzazione di un’area fieristica e congressuale, la ristrutturazione del Lido Comunale.

È da una vita che attendiamo una pianificazione strategica degna di questo nome, una visione del futuro chiara e definita, una classe dirigente che sappia fare, coinvolgere e comunicare.

Intanto i nostri giovani se ne vanno, le imprese chiudono e le occasioni, come quella del cinquantesimo dei Bronzi, svaniscono nell’intollerabile inadeguatezza di un sistema incapace finanche di coordinarsi per raggiungere un pur minimo risultato o di fornire servizi turistici degni di questo nome.

Eppure c’è chi non si arrende, chi investe, chi torna, chi ci crede, chi opera con successo. Sono, però, delle splendide eccezioni che devono fare i conti con le inabilità di un organismo malato che nessuno, fino ad oggi, ha mai voluto veramente curare.

Ed allora, iniziamo a cercare la giusta terapia per guarire. Operiamo per costruire, senza fermarci allo sterile esercizio del lamento inconcludente. Denunciamo ciò che non va ma muoviamoci al contempo per proporre soluzioni o mettere in atto azioni che possano essere utili alla crescita del territorio. Una crescita che deve passare innanzitutto da un deciso cambio culturale, da un ritrovato senso di comunità, dal coinvolgimento, dalla partecipazione, dalla condivisione di un’idea di futuro che venga costruita con il supporto di ognuno.

Confesercenti Reggio Calabria vuole essere parte attiva di questo cambiamento e per tale motivo da settembre si farà promotrice di una serie d’iniziative e proposte con l’obiettivo di stimolare un sano dibattito e la creazione di una rete che metta a fattor comune le innumerevoli e vive intelligenze di cui il nostro territorio è ricco così da potersi confrontare con spirito costruttivo e concreto partendo proprio dalle infinite risorse che possediamo.

Claudio Aloisio
Presidente di Confesercenti Reggio Calabria

Nuova ordinanza sindacale emissioni sonore: accolte richieste di Confesercenti

Una buona notizia, figlia di una sinergia costruttiva avviata con l’Assessora Angela Martino sin dal giorno del suo insediamento: è finalmente stata emanata la nuova ordinanza sulle emissioni sonore che accoglie le richieste di Confesercenti Reggio Calabria e risolve alcune criticità con le quali sino ad oggi i pubblici esercizi dovevano fare i conti.

Finalmente la musica di sottofondo al chiuso, quella che accompagna e allieta le serate in compagnia, non dovrà più cessare entro un orario definito ma potrà continuare fino alla chiusura del locale. Un’anomalia quella di interrompere la filodiffusione, che per sua natura non può nuocere alla quiete pubblica, finalmente eliminata.

Anche la musica dal vivo è stata regolamentata in maniera diversa estendendo l’orario estivo di trenta minuti dando così la possibilità, sempre nel rispetto delle regole, di poter assistere ad esibizioni live fino all’1:30. Un giusto compromesso tra la tutela della quiete pubblica e le esigenze ludiche dei turisti che visitano la Città dello Stretto così come dei reggini che escono per passare una serata serena e divertente.

Si è inoltre risolta un’altra incongruenza che costringeva i Gazebo insistenti sulla parte bassa del lungomare a cessare le emissioni sonore un’ora e mezza prima dei Lidi creando un’inspiegabile differenza tra locali praticamente dirimpettai. Con la nuova ordinanza gli orari sono stai equiparati eliminando così questa ingiusta discriminante e permettendo un’attività omogenea nella parte della città vocata alla vita notturna.

Vogliamo quindi, come Confesercenti Reggio Calabria, ringraziare l’Amministrazione con a capo il Sindaco ff Paolo Brunetti firmatario dell’ordinanza, che ha inteso venire incontro alle richieste dei tanti locali cittadini che proprio nei mesi estivi svolgono la gran parte del loro lavoro dandogli la possibilità di poter operare al meglio.

Crediamo che questo risultato sia l’esempio di come un rapporto positivo tra Enti e Associazioni Datoriali, al di là di sterili enunciazioni, possa portare a risultati concreti e proficui per le imprese e la comunità reggina, inserendo al contempo un piccolo tassello utile ad iniziare a valorizzare la vocazione turistica della nostra città.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Tra i motivi principali della difficoltà per le aziende nel trovare personale, c’è il Reddito di Cittadinanza

La difficoltà di trovare personale da parte delle aziende è un fenomeno nazionale che, però, balza maggiormente all’occhio quando avviene in un territorio come quello di Reggio Calabria che ha una percentuale di disoccupazione tra le più alte d’Europa.

Un controsenso quindi, almeno così parrebbe a una prima occhiata: com’è possibile che in una provincia con un tasso di disoccupazione così alto non si trovi personale?
La risposta è ovviamente complessa, non c’è un unico motivo ma, probabilmente, uno predominante si. E in questo caso ci vengono in aiuto i numeri.

I dati Istat aggiornati al 2021 ci dicono che le persone in cerca di occupazione nell’area metropolitana di Reggio Calabria sono 27.000. Un numero rilevante, ben maggiore della richiesta che proviene dal mercato. E allora?

Verifichiamo i numeri dell’Inps (anch’essi aggiornati al 2021) per ciò che concerne i percettori del reddito di cittadinanza. Sono 21.635 nuclei familiari per un totale di 52.609 persone coinvolte. Il reddito medio percepito è di 574,32 euro la tal cosa ci porta a desumere che, probabilmente, più della metà dei percettori arriva a prendere il massimo, 780 euro.

Quindi, al di là delle analisi sociologiche e antropologiche che pur servono, questi numeri forniscono una prima chiara risposta: tra i motivi principali della difficoltà per le aziende nel trovare personale, c’è il Reddito di Cittadinanza.

Una misura di equità sociale che noi approviamo incondizionatamente negli obiettivi e nei principi, sia chiaro, ma non nella sua applicazione pratica dato che, da azione di sostegno e stimolo per riuscire a trovare occupazione si è trasformata, di fatto, nell’ennesima elemosina che nulla risolve a livello di sistema ma che, anzi, ostacola invece di agevolare il mercato del lavoro.

Perché se nella teoria i paletti previsti dalla norma avrebbero dovuto incentivare la ricerca di un posto di lavoro in pratica essi non sono attuati. I tre rifiuti previsti dopo i quali si decadrebbe dal beneficio sono una barzelletta dato che, se un imprenditore si rivolge ai Centri per l’Impiego, gli vengono forniti dei nominativi che lui stesso deve contattare i quali possono tranquillamente rifiutare l’offerta senza che nessuno ne prenda nota.

Un esempio? Una nota imprenditrice, nostra dirigente, ha richiesto una figura specifica da assumere con contratto a tempo indeterminato. Il centro per l’impiego gli ha inviato 60 nominativi da contattare. Di questi 54 hanno immediatamente rifiutato senza nemmeno chiedere di che lavoro si trattasse, che tipo di azienda fosse e la tipologia di contratto. Gli altri 6 hanno solo chiesto qual era la mansione da svolgere e anch’essi, una volta saputala, hanno rifiutato (senza chiedere notizie sullo stipendio). Su 60 persone 60 dinieghi. Che ovviamente sotto il profilo formale non risultano da nessuna parte.

Ed allora, operiamo una buona volta affinché i centri per l’impiego divengano realmente operativi e forniamo ai “navigator”, altra figura mitologica di cui non si capisce bene il ruolo, gli strumenti per operare rendendo esecutive, inoltre, tutte le norme di controllo previste apportando ove necessario i dovuti aggiustamenti.

Facciamo si che questa misura assolva realmente il compito per cui è nata: sostenere chi ha un reddito insufficiente istradandolo nel mondo del lavoro, garantendo al contempo i diritti ai lavoratori e alle imprese. Altrimenti, continuando così, il Reddito di Cittadinanza da strumento di supporto e sviluppo si ridurrà ad un costosissimo sistema di welfare dal quale difficilmente una volta entrati si potrà o vorrà uscire con il risultato che, l’unico lavoro che incentiverà, sarà quello “in nero”.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Confesercenti Reggio Calabria: le ingiunzioni sono un macigno sulle spalle di imprese e famiglie

Per tutte le rateazioni in corso fino all’8 marzo 2021, in funzione dell’emergenza covid, il Governo ha stabilito che si può essere in “ritardo” anche di 18 rate che equivalgono, più o meno, al periodo di sospensione dovuto alla pandemia. Per le rateazioni richieste dal 9 marzo 2021 si possono non pagare un massimo di dieci rate. Per le dilazioni concesse nel 2022 invece si possono saltare non più di 5 rate anche non consecutive.

Ecco quindi servita una nuova ordalia per famiglie e aziende che, avendo ad esempio tre rateazioni: una prima dell’8 marzo 2021, una dopo l’8 marzo 2021 e una nel 2022 dovranno, ove per problemi non riescano ad essere perfettamente in “linea” con le scadenze, tenere conto di queste differenze per non rischiare di decadere dalle dilazioni concesse. Un caos che si sta tramutando in un incubo dato che, parte dei milioni di ingiunzioni di pagamento che stanno arrivando ad oltre 19 milioni di contribuenti, dipendono proprio da errori di calcolo funzionali a queste assurde diversificazioni. Si parla tanto di semplificazione, ma in Italia di semplice non c’è mai stato nulla e ormai dispero ci sarà.

È da mesi ormai che denunciamo una situazione paradossale: l’emergenza finita per decreto di cui la situazione appena descritta è figlia.

Ma purtroppo, lo sappiamo tutti tranne, a quanto pare, coloro che hanno il potere di decidere, non funziona in questa maniera. Non basta un tratto di penna per cambiare una situazione oggettiva, e se per l’emergenza sanitaria ci sono stati miglioramenti innegabili non è così per quella economica che, anzi, si sta trasformando in qualcosa di diverso e potenzialmente più pericoloso.

I prezzi alle stelle dell’energia e dei carburanti che hanno, a cascata, fatto impennare i costi delle materie prime e di conseguenza quelli al consumo, l’inflazione galoppante che inizia a erodere i risparmi, l’aumento del costo del denaro, una guerra alle porte dell’Europa, sono solo alcune delle devastanti criticità che rischiano di vanificare tutti gli sforzi sin qui compiuti per rimettere in moto un motore ormai sfiancato.

Se a questo aggiungiamo la folle ripartenza della macchina tributaria, l’eliminazione di tutte quelle agevolazioni che hanno permesso alle imprese di barcamenarsi tra i marosi della crisi e, addirittura, l’invio d’intimazioni di pagamento “a 5 giorni” ad aziende e famiglie che non sono riuscite a far fronte ai loro debiti certamente non per colpa loro, ecco che veramente non si comprende la ratio dell’idea che ha l’Esecutivo di “ripresa e resilienza”.

Che ripresa ci può essere se si chiedono tutti in una volta i denari che non si è riusciti a pagare ratealmente?

A quale resilienza si può appellare il titolare di un’impresa che, non avendo la possibilità di saldare le cifre richieste in un’unica soluzione, ribadisco, non per proprie responsabilità, rischia il pignoramento dei beni aziendali e personali, il blocco dei conti correnti e la revoca delle linee di credito essendo così costretto, suo malgrado, a chiudere e licenziare.

E che guadagno avrà l’Erario se decine di migliaia di attività abbasseranno le serrande mandando a casa centinaia di migliaia di persone?

O qualcuno pensa seriamente che la ripresa possa davvero passare dagli spicci erogati con i rimborsi o dai bandi di sostegno strutturati con il sistema del click day che, invece di supportare realmente il tessuto economico e produttivo, creano intollerabili distorsioni di mercato?

Siamo veramente stanchi di questa incapacità di leggere la realtà da parte di chi ci dovrebbe rappresentare. Realtà che non si trova nei numeri che ognuno può interpretare e strumentalizzare a suo piacimento ma nel quotidiano delle migliaia di piccoli e piccolissimi imprenditori ormai scoraggiati ed esasperati che, proprio quando avrebbero potuto iniziare ad avere un minimo di ossigeno per continuare a resistere cercando di ripartire si ritrovano, grazie a un Esecutivo cieco e sordo, con questo “bel regalo” che rischia di affossarli definitivamente.

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Al via la nuova webapp Welcome Reggio ideata da Confesercenti Reggio Calabria.

Alla Camera di Commercio di Reggio Calabria, con la partecipazione del presidente della Camera Ninni Tramontana, Il Presidente di Confesecenti Reggio Calabria Claudio Aloisio e il Local Manager della produzione Michele Geria, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della webapp WelcomeReggio nata da un’iniziativa di Confesercenti Reggio Calabria e realizzata dall’agenzia A&S Promotion con una duplice finalità: facilitare la fruizione della città e dei servizi che offre a un gruppo di 120 persone che stanno lavorando alla produzione di una serie Tv internazionale e che si fermeranno per sei settimane a Reggio e fornire, al contempo, un’opportunità alle imprese locali di poter attrarre, grazie a sconti e facilitazioni, queste persone nelle proprie attività.

L’applicazione raggruppa suddivise per settore merceologico le aziende reggine che hanno inteso aderire offrendo agevolazioni.

Ogni attività è rappresentata con una scheda contenente delle brevi informazioni, i contatti e la geolocalizzazione rendendo così semplice e immediato poter contattarla e arrivarci.

Inoltre la web app ha una sezione con i più importanti punti d’interesse del territorio metropolitano: castelli, borghi, musei, siti archeologici, bellezze naturalistiche, anch’essi chiaramente geolocalizzati, e un’altra con gli eventi presenti in città che sarà aggiornata in tempo reale.

Un’idea che parte da un’esigenza concreta e contingente ma che, nelle intenzioni del presidente Aloisio, si svilupperà in una webapp destinata ai turisti per facilitare la loro permanenza permettendogli di ottenere facilitazioni, informazioni, e tutto ciò che sarà necessario a rendere il loro soggiorno più semplice e soddisfacente.

Per le attività del territorio, invece, offrirà opportunità concrete di promozione e messa in rete: il primo passo per creare un sistema di accoglienza turistica funzionale e redditizio.

Confesercenti Reggio Calabria vuole essere così sempre insieme alle imprese, non solo rappresentando le loro difficoltà in questa drammatica congiuntura ma anche fornendo concreti e innovativi strumenti di sviluppo.

La webapp è disponibile per ogni azienda che voglia aderire aggiungendosi alle tante già presenti sulla piattaforma.
Per farlo basta contattare Confesercenti Reggio Calabria sulla sua pagina Facebook tramite Messenger, o inviare una mail a inforc@confesercenticalabria.it

Successo della manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti”. Le considerazioni del Presidente Aloisio

Giovedì alla manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti” siamo stati tanti, tantissimi. Sono stato sommerso da centinaia di foto e video arrivate da Reggio, dalla Ionica, dalla Tirrenica, alcune perfino da Vibo.

Abbiamo realizzato qualcosa di importante: ci siamo uniti con una sola voce per rivendicare i nostri diritti. Per chiedere di non essere abbandonati. Per non essere lasciati soli nell’affrontare una crisi di cui non abbiamo nessuna colpa. Per non doverci caricare sulle spalle il peso economico delle devastanti conseguenze dovute dall’emergenza pandemica. E siamo stati ascoltati: le proposte che abbiamo presentato al Prefetto Mariani sono state portate all’attenzione del Governo durante l’ultimo Consiglio dei Ministri.

Nei giorni in cui abbiamo lavorato con la fantastica squadra che mi ha supportato per preparare la manifestazione, ho avuto modo di ascoltare innumerevoli persone visitando molte attività commerciali e parlando con gli esercenti.

Ho così potuto sentire tante opinioni, giudizi, critiche. Ci stanno tutte, ci mancherebbe. È normale e pacifico che ognuno abbia le proprie idee e convinzioni. Diversi imprenditori, ad esempio, hanno deciso di non aderire alla manifestazione per i motivi più svariati, alcuni assolutamente rispettabili, altri un po’ meno.

Inoltre, ho avuto modo di leggere, soprattutto nei social, commenti e giudizi su come avremmo dovuto protestare, su di me, sulla mia associazione, sui commercianti: “Chiudere le luci per dieci minuti? Che serve?” “Avete voluto il green pass? Ora fallite!” “Confesercenti è serva del sistema” “Aloisio lo fa solo per interesse”.

D’altra parte quando ci si espone, quando si rischia mettendoci la faccia, quando si azzarda su una partecipazione per nulla scontata soprattutto alle nostre latitudini, ci si deve aspettare questo e altro. Io, quantomeno, me lo aspettavo e gli dò il giusto peso, niente di più e niente di meno.

Per tale motivo l’unica cosa che reputo basilare, al di là di qualsiasi altra considerazione, è la partecipazione massiccia di imprenditori, esercenti, artigiani, finanche semplici cittadini che hanno voluto esternare il proprio disagio, le proprie difficoltà riconoscendosi in un’idea, un gesto, un simbolo che aveva come unico obiettivo la salvaguardia degli interessi del nostro territorio. Moltissimi lo hanno capito cogliendo il vero significato di questa protesta. Altri sono rimasti indifferenti. Alcuni hanno, più o meno palesemente, remato contro.

Anche questo è fisiologico, specialmente nella nostra città dove spesso interessi “piccoli” hanno la meglio su quelli comuni.

Rimane però un fatto: abbiamo avviato un percorso. La riuscita di questa manifestazione, infatti, non la considero assolutamente un punto d’arrivo ma d’inizio.

Continueremo a rappresentare gli interessi del tessuto economico commerciale e imprenditoriale del territorio. Andremo per strada, in tutti i centri dell’area metropolitana e incontreremo gli operatori economici per ascoltare e capire. Proseguiremo nel confronto con gli Enti territoriali: Comuni, Città Metropolitana, Regione, rappresentando le istanze del tessuto economico reggino accompagnate da proposte concrete per il sostegno alle imprese.

È solo l’inizio.

 

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

La Piattaforma programmatica per il sostegno delle imprese consegnata al Prefetto

Il momento che stanno vivendo le piccole e piccolissime imprese, soprattutto quelle che operano in territori da sempre svantaggiati, è drammatico. Senza un intervento deciso dell’Esecutivo che non si limiti a misure “spot” ma che tenga in considerazione un impianto strategico definito e di ampio respiro, moltissime aziende rischiano di chiudere nei prossimi mesi per l’impossibilità di sostenere i costi di gestione delle proprie attività a fronte di una contrazione dei consumi che nel 2020 ha generato mancati introiti per oltre 120 miliardi ai quali si devono aggiungere quelli del 2021 che ottimisticamente si possono valutare in almeno altri 40/50 miliardi e quelli dei primi mesi del 2022.

Aziende sane, che sono sempre state sul mercato in maniera competitiva, producendo utili, e che ora potrebbero non riuscire a superare questo tzunami economico che le ha colpite e le ha portate sull’orlo del baratro senza che gli si possa imputare alcuna colpa.

Il combinato disposto della contrazione dei consumi, l’aumento esorbitante dei costi dell’energia e delle materie prime, la ripartenza della macchina tributaria, l’eliminazione della gran parte delle misure di sostegno, l’aggravamento della situazione pandemica e l’ulteriore giro di vite sulle norme per il contenimento della pandemia, hanno creato una sorta di tempesta perfetta dalla quale, a nostro parere, si può uscire solo con il sostegno strutturale dello Stato.

L’alternativa è la desertificazione economica e commerciale di intere comunità con tutte le negative ricadute occupazionali e sociali facilmente immaginabili, soprattutto in territori come il nostro dove, alle difficoltà finanziarie si aggiungono anche quelle ambientali che, da sempre, si sviluppano nutrendosi di difficoltà e bisogno.

In relazione a queste considerazioni abbiamo indetto una pacifica e civile manifestazione che vuole mostrare in maniera tangibile e immediata cosa si sta rischiando: che le luci che oggi si spegneranno solo per dieci minuti, andando avanti così le cose, rischieranno di spegnersi per sempre.

Ecco perché a questa protesta simbolica abbiamo voluto collegare una parte propositiva, la più importante, nella quale le consegniamo una serie di proposte chiare, scaturite dal confronto con gli imprenditori, durante il quale abbiamo ascoltato le loro esigenze cercando soluzioni pratiche e concrete agli enormi problemi che stanno affrontando.

Una protesta e una proposta, quindi, che partono dalla Citta Metropolitana più povera d’Italia per rappresentare i diritti di chi ogni mattina, rischiando del proprio, contribuisce, per quanto possibile alle nostre latitudini, a creare ricchezza e occupazione.

 

Proposte per il sostegno delle imprese colpite dalla crisi economica generata dall’emergenza pandemica.

Rottamazione tributaria:

  • Riportare, a tutte le imprese che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, gli importi erariali dovuti sino al 2021 al solo tributo eliminando sanzioni e interessi e dilazionandone il pagamento, prevedendo degli scaglioni in funzione all’importo del debito, fino a un massimo di 180 mesi;
  • Creare un sistema di premialità che preveda una riduzione percentuale degli importi dovuti se il contribuente sceglie di pagare in tempi più brevi rispetto a quanto previsto;
  • Eliminare, o ridurre di almeno il 50%, i tributi locali del 2020 e del 2021 a tutte le imprese che negli stessi anni hanno subito perdite di fatturato o di reddito ristorando gli Enti Locali delle mancate o minori entrate.

Sostegno all’occupazione

  • Sostenere le aziende che non licenziano, che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, con l’esenzione dei contributi da versare ai propri dipendenti per due anni;
  • Sostenere le aziende che creano nuova occupazione, che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato, con l’esenzione dei contributi per i nuovi assunti, di qualsiasi sesso ed età, della durata di tre anni e la riduzione del 50% per i successivi due;
  • Prorogare la cig legandola alla durata dello stato di emergenza.

Sostegno alle imprese

  • Agevolare l’accesso al credito rafforzando le misure di garanzia che consentano alle aziende di acquisire liquidità con procedure veloci e semplificate;
  • Sospendere per il 2022 la verifica della regolarità contributiva e tributaria per ricevere sostegni dagli Enti Intermedi (regioni, comuni, ecc) e per la partecipazione a bandi di gara pubblici;
  • Prorogare a tutto il 2022 la moratoria su mutui e prestiti;
  • Prorogare a tutto il 2022 la sospensione dei protesti;
  • Prevedere misure di sostegno sugli affitti tramite lo strumento del credito d’imposta per le imprese che operano in regioni svantaggiate e che nel 2020 e 2021 hanno subito perdite di fatturato;
  • Intervenire per calmierare il mercato dell’energia con azioni maggiormente incisive: azzerare le spese per gli oneri di sistema e le accise, ridurre al 10% l’iva per le aziende e ridurre le spese di trasporto e gestione del contatore intervenendo sulla quota energia, legando la durata di tali misure alla normalizzazione dei costi del mercato energetico.

Le Istituzioni aderiscono alla manifestazione “Spegni le luci. Accendi i tuoi diritti”

Anche le Istituzioni hanno voluto aderire alla manifestazione indetta da Confesercenti Reggio Calabria “SPEGNI LE LUCI. ACCENDI I TUOI DIRITTI” che si terrà giovedì 10 alle ore 19:00.

Infatti le luci di Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana e quelle di Palazzo San Giorgio, sede del Comune si spegneranno insieme a quelle delle attività commerciali della provincia reggina per dieci minuti.

Un’adesione importante che si aggiunge a quelle delle tante associazioni che si sono rese parte attiva all’organizzazione di questa pacifica e simbolica protesta volendo concretamente rappresentare il disagio del tessuto economico e imprenditoriale metropolitano: l’Ascoa, Associazione Provinciale Piccole e Medie Imprese, Confagricoltura Reggio Calabria, Conpait, Confederazione Pasticceri d’Italia, Reggio Impresa, l’Associazione Commercianti e Imprenditori Sidernesi e Kaulon 18, associazione degli imprenditori di Caulonia.

Riteniamo fondamentale questo segnale di vicinanza da parte delle Istituzioni Locali e proprio per tale motivo, per non farlo rimanere un semplice quanto rilevante gesto simbolico ma tradurlo in occasione concreta di confronto rispetto a ciò che Comune e Città Metropolitana potranno mettere in campo per sostenere gli imprenditori reggini, nei giorni immediatamente successivi alla manifestazione chiederemo un incontro con i Sindaci Paolo Brunetti e Carmelo Versace.

Alle 18:00, un’ora prima dello spegnimento delle luci di vetrine e insegne, incontreremo il Prefetto Massimo Mariani al quale consegneremo la piattaforma programmatica contenente le nostre proposte per sostenere le imprese in questo difficile momento.

Rinnoviamo quindi l’appello agli imprenditori dell’area metropolitana di Reggio Calabria: giovedì 10 febbraio alle 19:00 spegnete le luci delle insegne e delle vetrine, fotografate l’esterno della vostra attività e pubblicate la foto nei vostri canali social con l’hashtag #spegnileluciaccendiituoidiritti

SPEGNI LE LUCI. ACCENDI I TUOI DIRITTI – Manifestazione degli imprenditori reggini

La situazione è drammatica. Lo ripetiamo ormai da mesi fino allo sfinimento, consci di rischiare la ripetitività ma convinti, oggi più che mai, che sia questo il nostro ruolo: dar voce a chi si sta caricando sulle proprie stremate spalle gran parte dei costi economici di una crisi senza precedenti.
 
Il tessuto imprenditoriale e commerciale metropolitano e, più in generale, quello del nostro Paese è ormai al collasso, pericolosamente vicino a un punto di non ritorno.
 
L’assoluta maggioranza delle attività commerciali e produttive lamentano cali di fatturato insopportabili già in una situazione di normalità, figurarsi nel nostro territorio dove ben prima della pandemia si era alle prese con una crisi, iniziata nel 2008, dalla quale non si è mai veramente usciti.
 
Non c’è comparto che non sia colpito da questa contrazione della spesa che ha portato nel corso degli ultimi due anni ad una perdita di almeno 200 miliardi di consumi.
 
A questo aggiungiamo la ripartenza, l’unica vista finora in luogo di quella economica tanto sbandierata e attesa, della macchina tributaria quasi che fosse tutto tornato alla normalità e non ci trovassimo ancora nel pieno dell’emergenza pandemica, e un aumento “monstre” dell’energia il cui costo è rincarato in maniera abnorme con una tendenza al rialzo prevista pure nel 2022.
 
Anche il Decreto Sostegni Ter appare da una prima lettura e in attesa dei decreti attuativi inadeguato ma, soprattutto, con una dotazione di risorse insufficiente.
 
Possono mai bastare i 200 milioni del Fondo per il rilancio delle attività economiche di commercio al dettaglio? Chiaramente no. Sono una goccia in mezzo al mare di perdite che il comparto ha subito e anche le altre misure previste, ad esempio quelle per il settore turistico, sono largamente insufficienti.
 
Non possiamo continuare silenti a guardare la disgregazione delle attività economiche dell’area metropolitana.
 
Vogliamo e dobbiamo, invece, essere interpreti del malessere di tantissimi imprenditori che non hanno più certezza del futuro e cercano, con sforzi immensi, di rimanere a galla nel presente.
 
Ecco perché abbiamo intenzione di attuare una protesta simbolica seguita dalla richiesta di un incontro col Prefetto, in quanto massimo rappresentante dello Stato nel territorio, al quale consegneremo un documento contenente una serie di proposte per supportare concretamente le imprese.
 
Chiediamo agli imprenditori e gli esercenti reggini, in un giorno che comunicheremo a breve, di spegnere le luci delle insegne e delle vetrine delle proprie attività per dieci minuti a partire dalle ore 19:00 in punto. Un segno di protesta pacifico che possa far vedere tangibilmente quello che, continuando di questo passo, si sta rischiando: la desertificazione commerciale e produttiva delle nostre città.
 
Un segnale che partirà dalla provincia più povera d’Italia per affermare i diritti di coloro che ogni mattina, rischiando del proprio, contribuiscono a creare ricchezza e occupazione.
 
Al contempo facciamo appello a tutte le associazioni datoriali per organizzare questa protesta in maniera unitaria perché, di questo siamo fermamente convinti, non ci deve essere alcun “cappello” quando si devono rappresentare gli interessi della comunità.
 
Chiederemo quindi già oggi un incontro urgente con i nostri colleghi per stabilire insieme il giorno della protesta e i contenuti della proposta che consegneremo al Prefetto, così da essere coesi facendo fronte unico con l’esclusivo obiettivo di salvaguardare gli interessi degli imprenditori reggini.

Le previsioni sono state confermate: i saldi sono un clamoroso flop

Purtroppo eravamo stati buoni profeti annunciando già a fine dicembre che i risultati sfavorevoli delle vendite natalizie, facevano presagire che anche i saldi avrebbero registrato un trend negativo.
 
A una decina di giorni dall’inizio degli sconti possiamo valutare i primi dati parziali che ci consegnano un quadro a tinte fosche per il commercio metropolitano.
 
La situazione, se possibile, è ulteriormente peggiorata rispetto al periodo festivo con cali di fatturato consistenti e generalizzati che arrivano, per alcune attività, fino al 50% rispetto allo stesso periodo del 2019 il quale, è bene ricordarlo, pur senza il covid era già stato un “annus horribilis” per il tessuto economico provinciale tanto da spingerci, al tempo, a richiedere all’Amministrazione Comunale un tavolo d’emergenza per il commercio e i servizi. E malauguratamente, stante il costante peggioramento della situazione sanitaria, all’orizzonte non si vede alcun margine di miglioramento che possa far sperare in una pur minima ripresa, quantomeno nell’immediato.
 
Nessuno è rimasto immune dall’attuale “contagio” economico. Vanno male i negozi di abbigliamento, di calzature, di borse e accessori, di articoli sportivi, ma non va sicuramente meglio agli altri, dalle gioiellerie, alle profumerie, dagli articoli da regalo a quelli tecnologici passando per i pubblici esercizi: bar, ristoranti, pizzerie, sale ricevimenti.
 
Non c’è settore commerciale che non stia risentendo di questa contrazione dei consumi. Non stanno attraversano un bel momento neanche le aziende produttrici presenti nel nostro territorio, soprattutto nell’ambito agroalimentare, che subiscono anch’esse a cascata gli effetti deleteri di questo preoccupante momento.
 
Finanche il comparto della vendita alimentare al dettaglio, quello che ha di meno subito gli effetti della crisi indotta dalla pandemia e che, anzi, aveva riscontrato crescite consistenti proprio nei peggiori momenti caratterizzati dal lockdown, deve arrendersi a questa brusca frenata della spesa.
 
La verità è che l’Italia, al momento, è in una sorta di “auto lockdown” e la nostra Città Metropolitana non fa eccezione.
 
L’aumento esponenziale dei contagi genera una comprensibile paura e molte persone limitano al minimo indispensabile le uscite e la frequentazione di luoghi dove si potrebbe creare anche il più piccolo degli assembramenti.
 
A questo aggiungiamo le migliaia di cittadini in quarantena perché contagiati o per aver avuto contatti stretti con parenti o amici positivi, la normale ritrosia alla spesa in momenti di crisi, la sospensione, di fatto, dei sostegni governativi, la ripartenza a spron battuto della macchina tributaria e l’aumento esorbitante delle bollette e dei carburanti ed ecco, insieme, tutti gli elementi che hanno creato una “tempesta perfetta”, ancor più violenta dalle nostre latitudini, all’interno della quale con imbarcazioni già abbondantemente danneggiate e rattoppate alla bell’e meglio, le imprese devono tentare di rimanere a galla senza poter seguire alcuna rotta ma stando solo attente a non affondare definitivamente.
 
Sia ben chiaro che l’Esecutivo non può esimersi, sol perché ha lasciato le attività commerciali e produttive aperte, dal prendere atto di una situazione che, per alcuni versi, è ancor più drammatica del periodo di lockdown dove, quantomeno, era stata attivata una “bolla protettiva” che aveva congelato la gran parte delle spese consentendo agli imprenditori di aspettare, con grandi sacrifici ed enormi perdite anche in quel caso, sia chiaro, la fine della prima emergenza.
 
Oggi siamo nel pieno di un’altra emergenza, l’ennesima, e pensare di voler tornare alla normalità senza mettere in campo ulteriori ed incisive misure di sostegno alle imprese, prolungando al contempo quelle esistenti, non solo è irrealistico ma dimostra come la politica continui a non comprendere la gravità di una situazione che, soprattutto nelle zone più disagiate e in difficoltà come la nostra, rischia di deflagrare definitivamente causando danni incalcolabili e irreversibili.

Vendite natalizie negative e per i saldi le premesse non sono rassicuranti.

Finite le festività si possono tirare le prime somme per quanto riguarda le vendite natalizie che purtroppo non sono positive.

Rispetto al 2019 si registrano nell’area metropolitana minori entrate che variano tra il 15% e oltre il 40%. Perdite che si vanno ad aggiungere ai 200 miliardi di consumi in meno tra il 2020 e l’anno appena passato.

Per il 2022 gli auspici continuano ad essere negativi con il previsto aumento esponenziale dei contagi che frenerà ulteriormente l’economia mettendo una seria ipoteca alla buona riuscita della stagione dei saldi.

Il periodo emergenziale, quindi, lungi dall’essere alle spalle non è ancora terminato. Anzi, tutti i numeri ci dicono che la situazione è in netto peggioramento.

In questo contesto ritengo inspiegabile e preoccupante la posizione attuale del Governo che, di fatto, ha rimesso in moto la macchina tributaria con l’invio massivo delle cartelle esattoriali, la richiesta di pagamento delle rateazioni, lo stop della moratoria dei mutui e la probabile sospensione della cig, il tutto accompagnato da proroghe all’ultimo minuto, alcune ridicole come quella sulla rottamazione ter, che ottengono l’unico risultato di creare incertezza e confusione spostando di mese in mese il momento in cui i problemi dovranno una volta per tutte essere affrontati.

Tutto ciò senza contare l’aumento spropositato di gas ed energia elettrica che si riverbererà sui costi di gestione e, a cascata, sui prezzi dei prodotti.

Ad oggi questo atteggiamento dilatorio, a limite della irresponsabilità, sta creando danni incalcolabili al tessuto commerciale e produttivo soprattutto nelle aree più deboli come quelle meridionali, che non hanno le risorse per poter reggere le richieste di un fisco cieco e sordo rispetto alla reale situazione economica che stanno attraversando e che rischiano, a meno di un deciso ma al momento non previsto cambio di rotta, di dover loro malgrado soccombere, vittime di una situazione ormai divenuta insostenibile.

Claudio Aloisio

Bilancio di fine anno: molte ombre e poche luci. E per il 2022 auspici disastrosi

Sarebbe bello poter fare i tradizionali auguri di buona fine e buon principio.

Sarebbe bello e anche giusto perché da un anno nuovo di zecca ci si aspetta sempre un miglioramento, soprattutto dopo l’orribile periodo trascorso.

Purtroppo, però, non me la sento di formulare gli auguri per un buon 2022 perché gli auspici non sono per nulla buoni, anzi, a ben guardare sono disastrosi.

La pandemia continua a imperversare con sempre maggior virulenza e, se i numeri continueranno a salire, ulteriori limitazioni e lockdown a gennaio non saranno una possibilità ma una certezza.

Il tessuto commerciale ed imprenditoriale italiano ma soprattutto meridionale rischia quindi di ricevere un’altra devastante mazzata quando è ancora al tappeto e cerca faticosamente di rialzarsi.

200 miliardi di consumi (ed è probabilmente una stima per difetto) sono scomparsi in poco meno di due anni e non sono certo bastati gli spiccioli dei ristori o le altre misure messe in atto dal Governo per farli magicamente riapparire. Risorse sottratte all’economia reale, soprattutto dalle tasche dei piccoli e piccolissimi imprenditori che continuano a non vedere la luce alla fine di questo lunghissimo tunnel e, in sovrappiù, devono fare i conti con una ripartenza che non è quella in cui tutti speriamo, ma una di cui avrebbero fatto volentieri a meno: quella delle tasse, delle cartelle esattoriali, delle rate dei mutui. A questo si aggiunga il probabile stop della cig che, se confermato, una volta decaduta la norma che al momento li vieta, porterà ad un impressionante numero di licenziamenti nell’arco di qualche mese.

La situazione non è preoccupante, è disperata.

Gli imprenditori vivono nell’incertezza generata da una pletora di norme, rinvii, congelamenti i quali non fanno altro che spostare di mese in mese il momento in cui i problemi si dovranno affrontare ma con buon senso e pragmatismo, non con la leggerezza intollerabile di chi dimostra di non aver compreso qual è la vera situazione economica e sociale aggrappandosi alle percentuali di una crescita che al momento è solo sulla carta e non si riverbera certamente nella vita reale.

Un esempio lampante è la vicenda della Rottamazione Ter. Abbiamo visto tutti come è andata a finire grazie alla scelta scellerata di voler comprimere in cinque mesi le rate di due anni. Prima ancora della maxi rata di fine novembre in cui si richiedeva di pagare in una sola volta tutte le scadenze del 2021, già 800.000 contribuenti su 1.800.000 non erano riusciti a saldare i propri debiti. Probabilmente adesso saranno aumentati di quasi il doppio.

Non sono sicuramente decisioni come queste che servono per rimettere in moto il Sistema Paese. C’è invece un assoluto bisogno di chiarezza: le aziende hanno l’esigenza di poter programmare il loro futuro all’interno di una cornice normativa stabile ma, soprattutto, hanno necessità di supporto, di liquidità e di essere sgravate dal pensiero, dall’incubo, che tutto riprenda come prima dal punto di vista tributario senza che nulla, in realtà, sia ancora tornato alla normalità.

Basta sospensioni, annunci all’ultimo minuto, promesse non mantenute. Abbiamo bisogno di certezze e di misure straordinarie che spostino il peso economico della crisi dalle spalle ormai stremate delle partite iva ridistribuendolo in maniera più equa.

Si metta mano a una vera pace fiscale, si spalmino i debiti erariali delle imprese nell’arco di almeno dieci anni, si eliminino le sanzioni lasciando solo il reale debito tributario e si preveda uno sconto graduale per chi voglia saldare in tempi più brevi, si proroghi la cig, si attuino provvedimenti che incentivino assunzioni, nuova occupazione e mantenimento dei posti di lavoro sgravando, ad esempio, per un certo numero di anni il pagamento dei contributi e si lavori per rendere più semplice l’accesso al credito soprattutto nelle aree disagiate come la nostra.

Solo così, prendendo atto che le piccole e piccolissime imprese, la spina dorsale dell’economia italiana, non sono limoni da spremere ma piante da far germogliare in modo che rinascano frutti nuovi e succosi, si potrà pensare a una concreta e sostenibile ripartenza che trasformi il 2022 nell’anno positivo che tutti speriamo possa essere.

 

Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria

Obbligo per le aziende di pubblicare l’elenco completo degli aiuti e contributi pubblici ricevuti

La legge 124/2017 prevede l’obbligo per le aziende di pubblicare nel proprio sito internet l’elenco completo e dettagliato degli aiuti e contributi pubblici ricevuti nell’esercizio dell’attività di impresa nel corso dell’anno precedente. In alternativa l’elenco può essere pubblicato nel sito dell’associazione di categoria alla quale si aderisce.

Confesercenti Reggio Calabria mette a disposizione dei propri associati una pagina web per le imprese che abbiano necessità di adempiere all’obbligo di comunicazione previsto dalla normativa.

A questo indirizzo https://www.confesercentirc.it/trasparenza-imprese potrete trovare tutte le spiegazioni dettagliate per verificare se la vostra azienda deve ottemperare a quest’obbligo e il modulo da compilare per adempiere alla pubblicazione ove necessario.

ATTENZIONE: a partire dal 1 gennaio 2020 la norma prevede, a carico di coloro che violano l’obbligo di pubblicazione:

  • la sanzione amministrativa pecuniaria pari all’1% degli importi ricevuti, con un importo minimo di 2.000€;
  • la sanzione accessoria di adempiere all’obbligo di pubblicazione.

Qualora il trasgressore non proceda alla pubblicazione ed al pagamento della sanzione pecuniaria entro novanta giorni dalla contestazione, scatterà la sanzione aggiuntiva che consiste nella restituzione integrale dei contributi e degli aiuti ricevuti.

Parte la campagna social di Confesercenti Reggio Calabria e Federconsumatori Calabria

Anche quest’anno Confesercenti Reggio Calabria e Federconsumatori Calabria rinnovano l’invito ad acquistare nei negozi della propria città. Lo fanno con una campagna social che veicola uno spot in cui si sottolinea la convenienza di fare acquisti nei negozi fisici aiutando al contempo l’economia del proprio territorio.

Di seguito il testo del post e il link per vedere il video.

𝗣𝗲𝗿 𝗡𝗮𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼𝗰𝗶 𝘂𝗻 𝗿𝗲𝗴𝗮𝗹𝗼!
Aiutiamo il nostro territorio supportando il tessuto commerciale e imprenditoriale reggino e calabrese.
Acquistiamo nei negozi di vicinato, i negozi fisici, quelli che conosciamo da sempre, che garantiscono qualità, convenienza e servizi offrendo al contempo qualcosa che online non si potrà mai comprare: il rapporto umano, il sorriso, la gentilezza.
𝗦𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶: 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗲𝗶 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮̀.

Guarda il video

La posizione di Confesercenti sulla crisi del Comune e della Città Metropolitana di Reggio Calabria

Il teatrino a cui stiamo assistendo negli ultimi giorni, messo in scena dai partiti che si sono avventati a reclamare le spoglie di una giunta azzoppata dalla sospensione del Sindaco Falcomatà, è la plastica rappresentazione delle vecchie, obsolete e, francamente intollerabili, liturgie di una politica che ha completamente perso il contatto con i cittadini e con i problemi di una città allo sbando.
Una maggioranza spaccata che ha messo in piazza tutte le contraddizioni di un governo fino al giorno prima sostenuto ma, evidentemente, mai veramente apprezzato, e un’opposizione silente e inefficace, che non riesce nemmeno a mettere in piedi uno straccio di strategia unitaria per tentare di accreditarsi come alternativa propositiva e credibile.
Ci troviamo ad affrontare una crisi la cui portata potrebbe divenire devastante per la città ma manca un capitano e finanche l’equipaggio capace di governare una nave in balia dei flutti che rischia di finire alla deriva.
Tutto questo avviene nel peggior momento possibile.
I fondi del PNRR potrebbero cambiare il volto e il destino della nostra terra ma per far si che ciò accada si deve programmare, progettare, disegnare il futuro del territorio metropolitano e sfruttare con saggezza e lungimiranza le risorse che arriveranno.
Invece lo spettacolo a cui siamo, nostro malgrado, costretti ad assistere, ci racconta di poltrone da assegnare, equilibri da ritrovare, giunte da azzerare, dimissioni dichiarate e poi ritirate.
Tutti gli ingredienti di una brutta farsa che rischia di trasformarsi in una tragedia interpretata, male peraltro, sulla pelle di una comunità che meriterebbe risposte concrete e invece, per l’ennesima volta, deve prendere atto che i suoi problemi vengono messi in secondo piano, ricacciati in un angolo da logiche spartitorie.
Gli imprenditori, che stanno annaspando in attesa di una ripresa che ancora non si intravede, non possono più aspettare i tempi della politica, soprattutto quando questa non riesce a risolvere i problemi che essa stessa ha creato.
Per tale motivo, come Confesercenti Reggio Calabria, chiediamo con forza che si trovi una soluzione rapida in modo da sbloccare al più presto questa sorta di “congelamento” che, di fatto, ha paralizzato il territorio metropolitano.
Sia chiaro a tutti, però, che se gli interessi della città dovessero venire anteposti a becere e autoreferenziali logiche di potere, noi sicuramente non rimarremo silenti a guardare.

Le congratulazioni della Confesercenti Reggio Calabria per l’elezione di Ninni Tramontana alla guida di Unioncamere Calabria

“L’elezione di Ninni Tramontana ai vertici calabresi di Unioncamere è un’ottima notizia per la nostra regione e per il territorio metropolitano”.
Questa la dichiarazione di Claudio Aloisio Presidente di Confesercenti Reggio Calabria e consigliere di Unioncamere Calabria che prosegue – “il Presidente Tramontana sta guidando l’Ente Camerale reggino con competenza, indiscusse doti manageriali e grande capacità aggregativa. Sono certo che questo nuovo incarico gli permetterà di operare con ancora maggior efficacia nell’interesse dell’intero tessuto produttivo ed imprenditoriale calabrese.
Stiamo attraversando momento di enorme difficoltà e le aziende, oggi più che mai, hanno bisogno di punti di riferimento credibili che possano supportare una ripartenza da tutti auspicata ma per la quale si dovrà lavorare duramente creando, innanzitutto, una concreta sinergia tra tutti gli attori locali che consenta di gestire al meglio le cospicue risorse che stanno arrivando dal PNRR.
Giungano, quindi, da parte di Confesercenti Reggio Calabria – conclude il Presidente Aloisio – i migliori auguri a Ninni Tramontana per il nuovo e importante ruolo ricoperto.

Sacal, da brutta telenovela a tragicomica farsa. Confesercenti Reggio Calabria a difesa dell’Aeroporto dello Stretto

𝗦𝗮𝗰𝗮𝗹: 𝗱𝗮 𝗯𝗿𝘂𝘁𝘁𝗮 𝘁𝗲𝗹𝗲𝗻𝗼𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗶𝗰𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗳𝗮𝗿𝘀𝗮.
La vicenda Sacal si arricchisce di nuovi capitoli trasformandosi da brutta telenovela, qual è fino ad oggi stata, in una tragicomica farsa a cui i calabresi ma, sopratutto i reggini, sono costretti ad assistere da ormai troppo tempo, pagando sulla loro pelle inefficienze intollerabili e scelte discutibili.
Ricapitoliamo gli ultimi fatti balzati agli onori della cronaca: il 2 luglio la Sacal indice un’assemblea straordinaria in cui si delibera un aumento di capitale per far fronte alle perdite della Società fino a quel momento a maggioranza pubblica.
I soci pubblici: Comune di Lamezia Terme, Regione Calabria, Provincia di Catanzaro, Camera di Commercio di Catanzaro, Comune di Catanzaro, Confindustria Catanzaro, Provincia di Cosenza, Camera di Commercio di Cosenza, Confindustria Cosenza, Camera di Commercio di Vibo Valentia e CORAP, come si evince dal comunicato della Sacal rilasciato a seguito delle circostanziate dichiarazioni del Presidente della Regione Occhiuto che hanno fatto scoppiare questo ennesimo vergognoso bubbone, non sottoscrivono tutte le quote di rispettiva competenza.
Le suddette quote non sottoscritte vengono quindi acquisite dalla società privata Lamezia Sviluppo (il cui nome lascia già intravedere l’interesse principale di tale società nell’ambito della gestione degli scali calabresi) che così facendo arriva al 51,96% sovvertendo gli assetti societari.
Successivamente alla denuncia del Presidente Occhiuto che dichiara di voler vederci chiaro in questa “strana” vicenda si muove anche l’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, che invia una durissima nota ai soci pubblici della Sacal in cui parla di «grave violazione» degli accordi siglati e di una privatizzazione avviata surrettiziamente, in contrasto con le disposizioni che regolano la materia.
Oltre a ciò si appresta ad inviare un esposto in Procura e sembrerebbe intenzionato ad avviare il procedimento di revoca della concessione per l’aeroporto di Lamezia Terme.
La giustificazione della Sacal a questa grottesca vicenda è che le determinazioni sono state prese dai Soci Pubblici e che tale operazione rispetta pienamente lo Statuto della società. Quella di Lamezia Sviluppo, invece, è che l’operazione di ricapitalizzazione ha permesso di evitare il fallimento salvaguardando operatività e posti di lavoro.
Peccato però che nessuno, durante le operazioni di sottoscrizione dell’aumento di capitale, ha tenuto in considerazione la volontà della Città Metropolitana di Reggio Calabria di entrare nella compagine societaria con una quota da due milioni di euro. Va da sé che ove la richiesta fosse stata accettata, gli equilibri tra parte pubblica e privata non sarebbero cambiati.
Quindi la domanda sorge spontanea: perché questa scelta? Perché, data la situazione precaria della Società di Gestione ratificata anche dal comunicato di Lamezia Sviluppo, non si è permesso alla Città Metropolitana di Reggio Calabria di acquisire quote societarie? Perché non si è cercato di coinvolgere altri Enti come, ad esempio, la Camera di Commercio reggina che aveva dimostrato interesse all’ipotesi di un eventuale entrata in Sacal?
Ci sarebbero anche altre domande che al momento rimangono senza risposta: perché gli Enti preposti al controllo non hanno agito o l’hanno fatto solo dopo l’operazione? Come ha potuto la parte pubblica presente nella compagine societaria, con la propria inazione, permettere che la maggioranza assoluta finisse nelle mani di un’unica società privata contravvenendo a norme e accordi? E per ultimo, qual è il “misterioso” motivo per il quale il piano industriale della Sacal continua da essere una sorta di “terzo segreto di Fatima” inconoscibile dagli Enti territoriali e dai cittadini?
Da parte nostra, come Confesecenti Reggio Calabria, supporteremo tutte le eventuali azioni che verranno avviate dalla Città Metropolitana e dagli altri Enti Territoriali per la tutela dell’Aeroporto dello Stretto, ostaggio di una Società che si è dimostrata incapace di programmarne lo sviluppo e che, come si è ulteriormente evidenziato in questi ultimi giorni, è stata gestita in maniera quantomeno opaca e, nell’ambito dell’ultimo aumento di capitale, sembrerebbe anche illegale.

Lettera aperta al Presidente della Regione, al Sindaco della Città Metropolitana, ai Consiglieri Regionali e alla Deputazione Calabrese riguardo l’Autonomia Differenziata

Gentile Onorevole,
abbiamo appreso che nel NADEF, la Nota di Aggiornamento al documento di Economia e Finanza 2021 del 30 settembre è spuntato nottetempo, quale collegato alla decisione di bilancio, un DDL denominato “Disposizioni per l’Attuazione dell’Autonomia Differenziata di cui all’articolo 116 comma 3 cost”.
DDL che, è bene ribadirlo, non era presente in nessuna delle bozze circolate fino al giorno prima dell’approvazione da parte del Governo e della successiva ratifica di Camera e Senato ma che è magicamente apparso nella versione definitiva, aggiunto non si capisce bene quando e da chi.
Questo DDL spiana la strada politico legislativa a un potenziamento ulteriore di quel federalismo, monco e iniquo, che tanti danni ha provocato e continua a provocare al Meridione.
Un federalismo che, per la Carta Costituzionale, avrebbe dovuto essere cooperativo e che invece è nei fatti competitivo.
Che avrebbe dovuto favorire, nelle intenzioni, lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’intero Paese e invece ha fortemente contribuito ad ampliare il divario, già di per sé inaccettabile, tra il nord e il sud dell’Italia.
Che avrebbe dovuto garantire a tutti i cittadini italiani i Lep, i Livelli Essenziali delle Prestazioni che invece, ad oggi, come ben sottolineato dalla relazione del giugno di quest’anno della Corte dei Conti, dopo quasi 21 anni dalla modifica del Titolo Quinto della Costituzione, non solo non sono stati mai resi operativi ma, addirittura, ancora nemmeno definiti.
Che per tale motivo, contro ogni principio di equità sociale, si è utilizzato e si continua a utilizzare per la ripartizione dei fondi agli Enti Intermedi il criterio della Spesa Storica, una sorta di vergognoso “Robin Hood” al contrario che ruba ai poveri per dare ai ricchi.
Che non ha mai attivato appieno il fondo di perequazione, cuore della riforma federalista, che avrebbe dovuto garantire l’equa suddivisione delle risorse nel territorio nazionale.
Che ha devastato il Sistema Sanitario Nazionale contribuendo ad un’inammissibile disuguaglianza nei livelli di assistenza certificando, così, che un diritto sacrosanto, quello alla salute che dovrebbe essere garantito a tutti in egual misura, è oggi in alcuni territori, guarda caso quasi esclusivamente meridionali, una chimera.
Che, come certificato dallo Svimez e dall’Eurispes, ha fatto sì che solo negli ultimi dieci anni oltre 600 miliardi di euro spettanti al Sud siano stati dirottati al Nord.
Che ha creato evidenti e intollerabili storture come, ad esempio, quella subita da anni a Reggio Calabria, una delle città più povere d’Italia che è inverosimilmente anche la più tassata in assoluto.
Non bastasse tutto ciò e nonostante che, proprio durante l’emergenza pandemica si siano appalesati tutti i limiti di un sistema regionalistico inefficiente ed elefantiaco, adesso si vuole proseguire con questa follia federalista addirittura ampliandola! Si vogliono infatti, tramite l’applicazione dell’Autonomia Differenziata, trasferire 23 materie, oggi di competenza concorrente Stato/Regioni, direttamente alla competenza esclusiva delle Regioni. Materie che spaziano dalla sanità alla scuola, dai trasporti all’approvvigionamento delle risorse energetiche, dai rapporti internazionali all’ambiente.
Una sorta di secessione a tutto vantaggio delle regioni più floride e, chiaramente, a danno del Mezzogiorno, mascherata da “autonomia” che, guarda caso, è stata inserita all’interno della Legge di Bilancio così da impedire l’eventuale promozione di un referendum abrogativo dato che, da questo Istituto Giuridico, sono escluse le leggi tributarie e di bilancio.
Ci chiediamo quindi come sia possibile che i rappresentanti regionali, la deputazione calabrese e tutti i colleghi meridionali, coloro che dovrebbero tutelare gli interessi di un territorio già devastato da una crisi atavica e da un sistema truccato che tende a privilegiare le regioni più ricche, non abbiano ancora levato una forte voce unitaria e messo in atto, ognuno per le proprie competenze, tutte le azioni propedeutiche a contrastare questo gravissimo e indecoroso colpo di mano che, se portato a compimento, darà il definitivo colpo di grazia a tutte le speranze per una crescita economica e sociale dell’intero Sud Italia.
Ecco perché, con questa nostra, siamo a richiederle chiarimenti sulla sua posizione riguardo l’Autonomia Differenziata e le azioni che personalmente o di concerto con i suoi colleghi intende attuare, ove sia contrario a questo ulteriore percorso autonomista, per opporsi a tale DDL.
Riteniamo sia indispensabile agire ora, prima che sia troppo tardi, così da scongiurare il pericolo che venga seguito lo stesso iter che nel 2001 pose le basi per la realizzazione dell’attuale pessimo e ingiusto federalismo le cui nefaste conseguenze, in quanto meridionali, siamo costretti, impotenti, a subire.
Distinti saluti
Claudio Aloisio
Presidente Confesercenti Reggio Calabria